“Un pazzo che amava il vino”, Antonio Cotardo conquista il secondo posto del premio letterario “Racconti divini”

Il concorso prevede la stesura di un racconto libero ispirato al tema del vino con conseguente pubblicazione dei 10 migliori testi su una raccolta che porta lo stesso nome del riconoscimento.

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Dopo lo straordinario successo ottenuto con la raccolta poetica “Venticinque” e con il primo romanzo “Il rumore degli errori/The noise of mistakes”, il giovane cantante e scrittore di Caprarica di Lecce Antonio Cotardo continua a far parlare di sé.

Questa volta lo fa attraverso un racconto intitolato “Un pazzo che amava il vino”, con cui ha ottenuto il secondo posto al premio letterario “Racconti divini”, organizzato dalla casa editrice Giacovelli Editore, di Locorotondo.

Il concorso

Il concorso prevede la stesura di un racconto libero ispirato al tema del vino con conseguente pubblicazione dei 10 migliori testi su una raccolta che porta lo stesso nome del riconoscimento. Tra questi 10, poi, sono stati premiati i primi 3 posti. Antonio Cotardo, il poeta giardiniere, si è distinto in mezzo a quasi un centinaio di racconti giunti da tutta Italia.  La premiazione avrà luogo nel giorno di San Martino proprio a Locorotondo. Il prossimo mese, poi, in occasione della tradizionale fiera di Santa Lucia che si svolge il 15 dicembre, la comunità di Caprarica ospiterà i 10 autori coinvolti nella raccolta di racconti per la presentazione.

Antonio Cotardo

Antonio Cotardo, 28 anni, vive a Caprarica di e dove è titolare di un’attività rivolta alla cura del verde. Ha fatto della musica e della cultura le colonne portanti della sua vita, un antidoto alla monotonia della realtà che combatte soprattutto attraverso lo studio del bel canto. Antonio infatti è in giro per l’Italia con la sua voce, grazie alla quale ha ottenuto importanti riconoscimenti. Ha un sito internet, www.antoniocotardo.it, dove si occupa di recensioni di libri e articoli vari. A breve l’uscita del suo primo lavoro discografico.

 Uno stralcio del racconto

Questo uno stralcio del racconto premiato: “Un foglio di carta, un calice semivuoto, una bottiglia di rosato e una penna rossa. Un misero foglio di carta, bianco, ripiegato in due e poggiato sul tavolo con sopra un mazzo di chiavi e una macchia di vino. Un foglio di carta, troppo grande per contenere così poche righe, troppo grande per essere sprecato in quel barbaro modo, troppo bianco per essere macchiato con la penna rossa. Sul vino si può sorvolare qualche volta, sulla penna no e nemmeno sulle parole. Le parole sono tutto, in certi casi! E poi dopo tutto quello che c’era stato tra noi, non meritavo forse qualche riga in più? Me lo chiedevo con sempre più insistenza. Furono attimi devastanti per me, istanti in cui la nostalgia mi stava facendo a pezzi lacerandomi il cuore. In quei giorni infatti ricorreva il nostro anniversario. La conobbi cinque anni prima, alla festa patronale del mio paese, Caprarica di Lecce. Era la fine di giugno, una stagione rivelatasi abbastanza insolita con un’alternanza di piogge, sole, grandine, vento forte, improvvisi sbalzi termici e picchi di quaranta gradi. Vi era in piazza la premiazione di un concorso fotografico ispirato ai mestieri di un tempo e nel rinfresco finale, avvicinatomi al bancone per rifocillarmi, intravidi questa donna con dei lunghi e ricci capelli castani, sguardo perso nel vuoto. Aveva un certo che di familiare e quel vestito verde smeraldo, seppur per parecchio tempo avessi continuato a canzonarla ricordandolo come verde pisello, le dava un’aura da diva. Senza farmi troppi scrupoli, dall’alto dei miei trentatré anni suonati, mi avvicinai con aria decisa: rosso, bianco o rosato?”.