Festa della donna, quel che resta dell’8 marzo…

Celebrata, discussa e con oltre cento anni di storia alle spalle. L’8 Marzo, giornata dedicata alle donne, divide l’opinione pubblica, ma in passato aveva un significato molto più profondo e complesso.

Una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche ottenute con fatica nel corso del tempo, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze subite ogni giorno, oggi come ieri. Un momento per riflettere sui passi ancora da compiere, per capire da dove veniamo e dove stiamo andando e quanta strada c’è ancora da percorrere. L’8 marzo è tutto questo e molto di più. Ma è ancora così? La domanda ritorna ogni anno, esattamente come quella ricorrenza che ha smesso di essere densa di significato per assumere sempre più i contorni di mera «speculazione commerciale».

Eppure, è una «festa» antica. Secondo una leggenda, infatti, la prima volta che venne celebrata fu agli inizi del 1900, negli Statu Uniti D’America, per ricordare alcune operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. Ma appunto si tratta solo di una leggenda, non per questo meno importante, che è considerata l’inizio di una serie di manifestazioni che da allora si moltiplicarono in tutto il mondo. Non che un tragico incidente non fosse realmente avvenuto: il 25 marzo 1911, infatti, un incendio devastò la fabbrica Triangle uccidendo più di 140 persone, in maggioranza giovani donne immigrate dall’Europa. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909.

In Italia, la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale che aveva altrove e fu scelta la mimosa come fiore/simbolo. Scelta probabilmente dettata dalla stagionalità e da un fattore di gusto e di colore o semplicemente perché si poteva raccogliere facilmente nelle campagne (e non venduta a caro prezzo).

Forse l’8 marzo dovrebbe ritornare ad essere la «Giornata internazionale della donna» come recita la sua definizione più corretta. Forse dovrebbe essere slegata dalla legge dei consumi in cui oggi, volenti o nolenti, tutti siamo coinvolti.



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