In un panorama sindacale spesso descritto come una “giungla” intricata di sigle e contratti, la voce di Eleno Mazzotta, Segretario Generale di Federaziende, si leva per offrire una prospettiva controcorrente e analitica. Il suo intervento non è solo una difesa del pluralismo, ma una proposta di riforma basata sulla sostanza più che sulle etichette.
Secondo Mazzotta, la strada maestra per una rappresentatività moderna passa attraverso quattro pilastri: pluralismo, qualità dei CCNL, pari opportunità e reciproco riconoscimento.
Dall’egemonia all’ecosistema: oltre il mito della giungla
Mazzotta respinge con forza la narrativa dei “contratti pirata” come unico male del sistema. Per il Segretario di Federaziende, l’attuale scenario non è un caos fuori controllo, ma un ecosistema pluralista che tenta di rispondere a un mercato del lavoro radicalmente trasformato.
Il dettato costituzionale in tal senso chiarisce la traiettoria della questione: Mazzotta, infatti, ricorda che la Costituzione (Art. 39) non prevede monopoli sindacali permanenti.
La realtà delle PMI: i “contratti minori” non nascono per sottrazione, ma per necessità.
Settori frammentati, micro-imprese e nuove professioni digitali richiedono flessibilità e specificità che i contratti storici talvolta non riescono a intercettare.
“Il pluralismo contrattuale non deve essere visto come un’anomalia, ma come una risposta fisiologica a un’economia che cambia.”
Qualità vs prestigio: il primato dell’Articolo 36
Il punto focale dell’intervento risiede nel superamento del pregiudizio associativo. La giurisprudenza recente (citando le sentenze del Tribunale di Milano del 2023 e del 2025) ha stabilito un principio cardine: la validità di un contratto si misura sui contenuti, non sul blasone di chi lo firma.
Mazzotta sottolinea come anche i contratti delle organizzazioni cosiddette “leader” possano talvolta scivolare sotto le soglie di povertà ISTAT. Al contrario, i CCNL sottoscritti da Federaziende dimostrano che è possibile offrire minimi retributivi e welfare integrativo (sanità, sicurezza, enti bilaterali) superiori a quelli tradizionali, pur essendo siglati da organizzazioni autonome.
Come misurare la rappresentatività?
Il dumping salariale esiste, ma Mazzotta avverte: non si combatte eliminando la concorrenza sindacale, ma applicando controlli rigorosi. La qualità di un CCNL deve essere valutata su parametri oggettivi, come il rispetto rigoroso dell’Articolo 36 per garantire salari dignitosi, la presenza di tutele reali per la salute e il sostegno al reddito, e una ferrea regolarità contributiva attraverso i depositi presso il CNEL e il Ministero del Lavoro.
Tre proposte per una riforma trasparente
Per rafforzare la fiducia e la trasparenza nel sistema, Mazzotta delinea tre interventi concreti che potrebbero ridisegnare il settore in modo più equo.
In primo luogo, è necessaria una piena chiarezza sui codici contrattuali, affinché l’identificazione dei contratti applicati sia immediata e trasparente. Parallelamente, si rende fondamentale rendere gli appalti pubblici neutrali rispetto alle sigle sindacali, spostando l’attenzione sulla qualità delle tutele offerte anziché sul prestigio della firma. Infine, il Segretario auspica un sistema di controlli orientato alla tutela sostanziale, che verifichi l’effettiva dignità del lavoratore e la regolarità dei versamenti, andando oltre i meri formalismi burocratici.
Il pluralismo come risorsa
In definitiva, per Eleno Mazzotta, il mondo del lavoro post-industriale non può più essere regolato dalle logiche della “grande fabbrica” del secolo scorso. Il pluralismo, se governato da regole di qualità e trasparenza, diventa una risorsa di libertà e adattamento. La dignità del lavoro non si difende con l’esclusiva contrattuale, ma garantendo che ogni firma apposta su un contratto si traduca in benessere reale per il lavoratore.
