Allarme sicurezza: rischi alti per le imprese se il territorio non collabora. Magistratura e Forze di Polizia da sole non bastano

Intervento del consigliere di Opposizione alla Regione Puglia Saverio Congedo che affida alle colonne di Leccenews24 una riflessione sulla sicurezza pubblica nel Salento, tra ruolo delle istituzioni e rischi per le imprese.

Ringrazio il direttore di Leccenews24 per l’opportunità che mi viene offerta di estendere alcune riflessioni (e preoccupazioni) sulla realtà che stiamo vivendo negli ultimi mesi.
 
Leggendo l’ultima indagine del Sole 24 Ore (2014) sulla qualità della vita nelle diverse province d’Italia, quella di Lecce risulta al 72° posto su 107 per quanto attiene l’ordine pubblico. Il dato, scomposto per fenomeno criminale, segnala per la provincia di Lecce il 13° posto per quanto attiene la microcriminalità, il 48° per appartamenti svaligiati, il 56° per rapine, il 74° per frodi, il 90° posto per le estorsioni.
 
La classifica evidenzia, pertanto, un peggioramento della sicurezza in provincia di Lecce, trascinata in basso soprattutto dal numero delle estorsioni.  Un dato da non sottovalutare perché quello delle estorsioni è un fenomeno spesso poco visibile, ma che presuppone l’esistenza di un’organizzazione criminale che, utilizzando il metodo della minaccia e dell’intimidazione, condiziona il comportamento soprattutto di attività produttive e commerciali. Non a caso questa attività illecita è tipica della criminalità organizzata non solo per procacciare proventi, ma anche come strumento di penetrazione nell’economia.
Salento quindi terra di mafia e di criminalità organizzata? Ritengo di poter dire di no o quantomeno non più.
 
Innanzitutto, il Salento è stato e continua ad essere cosa diversa dalla Sicilia, dalla Calabria, dalla Campania (ad onor del vero in questi ultimi anni cronache di amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose giungono anche dalla Lombardia, dalla Liguria e dal Veneto) dove la criminalità organizzata e la cultura mafiosa hanno deformato completamente il vivere civile, sociale ed economico. Il suo tessuto sociale, economico, istituzionale anche nei momenti più critici si è mostrato sostanzialmente impermeabile rispetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il Salento non è più quello di venti anni fa, il Salento delle bombe, degli omicidi, della strage della Grottella. La risposta dello Stato è stata forte e tempestiva, il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine è stato encomiabile, l’attività di contrasto e di repressione della criminalità organizzata è stata decisiva con il risultato di una sostanziale disarticolazione della SCU.
 
Questo non vuol dire che tutto vada bene e che il pericolo sia scampato per sempre. Anzi la recrudescenza di episodi di violenza, come le spaccate, i furti, le aggressioni alla proprietà privata e alle attività economiche, gli attentati ad amministratori, dimostra che il livello di guardia non può essere abbassato, che non sono ammessi cali di tensione, che la risposta alla criminalità deve essere sempre pronta, incisiva e corale. Si corale, perché sul versante della sicurezza, della legalità, del contrasto alla criminalità nessuno si può tirare indietro e ciascuno per quanto di sua competenza deve fare la propria parte. Non è nè utile, nè giusto delegare l’intera questione all’impegno, all’abnegazione, al senso del dovere degli operatori: cittadini, politica, istituzioni, parti sociali, associazioni su questo fronte possono e devono fare molto.
 
La sicurezza non è una questione che attiene esclusivamente all’ordine pubblico, ma anche al sistema economico e sociale del territorio. Legalità e sviluppo sono facce della stessa medaglia e se le organizzazioni criminali sostituiscono alle regole della concorrenza e della competizione tra imprese, quelle della prevaricazione e della violenza, è chiaro che non ci saranno mai né crescita economica, né benessere.
 
Saverio Congedo
Consigliere Regionale della Puglia



In questo articolo: