Condanna Abaterusso, il Pd leva gli scudi ma per Emiliano scoppia il problema

Toccherà a Michele Emiliano, oggi pomeriggio in visita a Corigliano d’Otranto, nella città guidata da Ada Fiore, risolvere il problema spinoso legato alla condanna del vicesindaco di Patù, il candidato di punta della Segreteria Provinciale leccese alle prossime regionali.

Arriva la conferma in Appello della condanna a carico di Gabriele Abaterusso, attuale coordinatore della segreteria provinciale del Pd nonché vicesindaco di Patù, ma soprattutto giovane politico in ascesa su cui molte speranze riponeva il candidato presidente Michele Emiliano il quale, stando ai rumors della politica, lo avrebbe voluto accanto a sè in Giunta in caso di vittoria del centrosinistra e di buona attestazione del giovane esponente. Insomma la vicenda giudiziaria si abbatte proprio sul candidato della segretaria provinciale leccese, il giovane sul quale si stava investendo. E oggi a Corigliano d’Otranto, nella città guidata da Ada Fiore, proprio alla presenza di Michele Emiliano, sicuramente di questa questione si sarà parlato.

La vicenda che oggi fa cadere una tegola su Abaterusso risale al 2008 e riguarda il crack finanziario del Calzaturificio Vereto srl con sede a Morciano di Leuca.

Sul 31enne di Patù, figlio dell' onorevole del Pds Ernesto Abaterusso, pendeva una condanna in primo grado di due anni di reclusione, inflitta dai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Lecce. Il reato di cui l’imputato era stato riconosciuto colpevole è quello di bancarotta per distrazione, mentre il capo d’imputazione relativo alla bancarotta documentale si era sciolto in un “il fatto non sussiste”.

Oggi arriva la conferma di quella condanna e, quindi, per la Procura leccese Abaterusso, come amministratore e socio fondatore con una quota dell'85%, avrebbe distratto beni della società ovvero un'Audi A4, una slitta automontata, una smerigliatrice, oltre ad un intero ramo d'azienda, a favore di un’altra società di cui era amministratore il padre di Gabriele Abaterusso. Quest’ultima operazione ha avuto un valore contabile di 28mila euro, troppo poco secondo gli inquirenti.

Alla notizia della condanna, Gabriele Abaterusso ha subito divulgato una nota stampa in cui ribadisce la propria delusione e amarezza per una sentenza che “ho pensato potesse essere assolutoria” scrive il politico e spiega “Sono stato io, infatti, a chiedere l’anticipazione del processo di appello invece di puntare ai tempi lunghi della prescrizione. L’ho fatto essendo fermamente convinto di non aver commesso nessun reato ed, anzi, di avere, con il mio comportamento, contribuito a salvaguardare un patrimonio che ha dato vita ad un azienda modello che oggi da lavoro ad oltre 150 persone e rappresenta un riferimento importante per tante famiglie in un panorama di desolazione; e l’ho fatto, con passione ed impegno, sin da giovanissimo, sacrificando all’impegno lavorativo il tempo che mi restava dalla frequenza e dagli studi universitari. Ma, si sa, a volte la realtà processuale è assai diversa da quella storica”.

Ora si attende il deposito delle motivazioni, nella certezza che i legali del’odierno condannato presenteranno ricorso in Cassazione. “Nel frattempo – prosegue l’esponente del Pd – continuerò, con ancora maggiore impegno, la mia attività politica, in ciò confortato dal consenso e dagli attestati di stima che, anche in queste ore, mi giungono da parte di amiche ed amici, compagne e compagni, che mi invitano a continuare nell’avventura che insieme abbiamo intrapreso”.

Subito la segreteria provinciale del Partito Democratico si è schierata al fianco del giovane esponente. Salvatore Piconese scrive, infatti "La vicenda giudiziaria di Gabriele Abaterusso non scalfisce la fiducia che il PD salentino ripone nel coordinatore della Segreteria Provinciale. In questi mesi, insieme a tanti, abbiamo messo in campo un'iniziativa diffusa sul territorio per dare voce e risposte di governo al Salento. E Gabriele ha svolto un grande e decisivo ruolo nei circoli, per irrobustire e rinnovare i gruppi dirigenti locali. Questo lavoro continuerà. E per questo, nel rispetto delle sentenze e delle norme statutarie e del codice etico, decideremo quale dovrà essere il contributo e la funzione di Gabriele, a cui riconfermo fiducia politica e stima personale".

Ma è indubbio che anche dinanzi alla levata di scudi, il problema resta e persiste. Può il magistrato Michele Emiliano far finta di nulla sulla candidatura di un esponente di rilievo del suo partito condannato anche in appello per bancarotta? La risposta non dovrebbe tardare.