Consiglio Comunale, leccesi stangati dalla Tasi. È polemica in aula

Nella maggioranza dei Comuni salentini, e in particolare nel capoluogo, sarà applicata l’aliquota del 2,5 per mille, come deliberato stamattina dal consiglio. Altro argomento caldo è stato quello della Tari

Un consiglio comunale caldissimo quello che si è svolto questa mattina a Palazzo Carafa. L’argomento, d’altronde, era di quelli delicati, di quelli che non possono lasciare indifferenti. Si doveva votare l’approvazione delle aliquote, detrazioni, riduzioni ed esenzioni Tasi (la tassa sui servizi indivisibili) dell’anno 2014 e l’approvazione delle tariffe Tari (tassa sui rifiuti) per l’anno in corso.
La prima delibera alla fine è passata con 19 voti favorevoli e 6 contrari, ma ha visto l’aula dibattere e polemizzare sui principi che stanno portando una vera e propria stangata in tutte le case dei leccesi. Sarà del 2,5 per mille l’aliquota decisa dal Comune di Lecce e si potrà pagare in due tranche: una (l’acconto del 50%) entro il 15 ottobre e l’altra metà entro il 15 dicembre. Proprio su questa questione, però, c’è stato un aspro scontro tra opposizione e maggioranza.

L’assessore al bilancio del Comune di Lecce, Attilio Monosi, ha descritto i punti salienti della delibera e ha giustificato la stangata scagliandosi contro il Governo centrale che ha deciso di sostituire un’imposta più equa e giusta come l’Imu con un’altra che non prevede esenzioni vere e proprie come la Tasi. Da parte sua l’opposizione ha puntato il dito contro l’Amministrazione Perrone perché, a suo dire, avrebbe potuto fare altre scelte, ma non le ha fatte.

Monosi del dettaglio ha spiegato che: "la Tasi graverà più dell'Imu sulle tasche dei contribuenti; è una tassa sui servizi, ma di fatto è un'imposta patrimoniale. I Comuni svolgono la funzione di mero esecutore e quindi sono visti come i "boia". Come Comune vorremmo svolgere un ruolo diverso. A differenza di altri comuni che hanno voluto imporre la massima aliquota, il comune di Lecce ha applicato il 2,5 per mille dell'aliquota Tasi sulla prima casa, evitando di mettere lo 0,8 di extra gettito. Si è cercato così di arrecare meno danno possibile sui cittadini, in particolare sugli inquilini affittuari”. 
Il consigliere Monticelli, invece, ha proposto un emendamento per cercare di far scendere la pillola in maniera più digeribile, emendamento che è stato approvato con 25 voti favorevoli su 25: “noi abbiamo proposto delle detrazioni raddoppiate per situazioni di disagio particolare, pertanto chiedo l'approvazione del seguente emendamento riguardo l'art. 2 della delibera: ‘per le abitazioni di categoria a3 ulteriori detrazioni di euro 50, mentre per quelle di categoria a4 e a5 detrazioni di euro 100 che si raddoppiano per famiglie che hanno figli portatori di handicap e titolari di indennità di accompagnamento e per famiglie con tre o più figli"

Non si sono fatte attendere le risposte dei componenti dell’opposizione. Prima è toccato al consigliere del Pd, Antonio Torricelli che ha dichiarato:  “contesto l'assessore Monosi, che ovviamente parla dal suo punto di vista. Come si fa a dire che la stangata arriva dal governo?. In realtà la stangata arriva dal comune di Lecce! Abbiamo la necessità di dire la verità ai cittadini. Perché, in realtà, è previsto che l'aliquota può essere ridotta fino all'azzeramento. Quindi è il Comune che sceglie quale aliquota applicare e in questo caso avrebbe potuto fare meglio i conti, non è vero che stiamo incassando di meno, stiamo in realtà incassando di più, ovviamente al netto del recupero dell'evasione fiscale. Se nel 2014, per esempio, incassiamo zero o centomila euro, l'amministrazione comunale ha ragione. Ma se è prevedibile, secondo il trend, che nel 2014 ci saranno riscossioni per 10 milioni di euro, perché imporre un’aliquota così alta? Quindi l'informazione va fatta in maniera corretta. Propongo al Comune di rivedere il calcolo delle aliquote, visto che la prima scadenza è a metà ottobre”. 

Gli fa eco il consigliere del Pd Antonio Rotundo: “si poteva non arrivare all'aumento, molti Comuni capoluogo hanno azzerato la Tasi. Il 35% dei 100 comuni capoluogo paga meno di Tasi che quanto pagava di Imu. La condizione oggettiva che ci porta a non fare diversamente qui a Lecce è figlia di scelte sbagliate di bilancio degli anni precedenti”.

Stesso discorso fatto dal consigliere del Pd Loredana Capone: “certamente i governi che si sono susseguiti hanno ridotto i trasferimenti ai comuni, però bisogna dire la verità, cioè che il comune ha dovuto applicare il massimo a causa di politiche sbagliate degli anni precedenti e che ora sta facendo pagare le sue scelte sbagliate ai cittadini”. Anche il consigliere di Lecce Bene Comune, Carlo Salvemini si è unito al coro e ha parlato della brutta prassi che ha questa maggioranza di gridare a “Roma ladrona” per trovare un alibi sulle scelte sbagliate fatte dalla destra leccese nel corso degli anni.

Prima del voto non è mancata la controreplica di Monosi che ha ribadito: “Il cittadino di Lecce non è tassato di più di altri cittadini come per esempio quelli governati da amministrazioni di centrosinistra: Bari governata da Emiliano, solo per favore un nome, ha il 3,35 cioè lo 0,8 per mille in più rispetto Lecce. Io non mi nascondo dietro al governo centrale ma se lei (e si riferisce al consigliere Rotundo) riuscirà con i suoi colleghi e superiori di partito ad abbassare o azzerare queste aliquote sono anche disposto a ritirare la delibera”. Monosi, inoltre, si rivolge a Loredana Capone e le chiede in maniera ironica: “Vorrei sapere perché lei cita solamente Cagliari che paga di meno rispetto Lecce, ma non cita quei governi cittadini con amministrazione di centrosinistra che hanno un’aliquota pari o uguale a Lecce. Il nostro comune non si arricchisce neanche di un euro da questa nuova imposizione ed è aperto anche a nuove proposte, affinché i signori della sinistra mi riescano a dire come devo fare ad azzerare la Tasi e dove ho sbagliato. Io non sono arrogante e non lo sono mai stato e sono aperto alla discussione ed al dialogo, ma l’opposizione non può dare a noi la colpa di questa situazione”.

Discussione che si è poi spostata sulla Tari. Sono stati approvati in ordine: il secondo punto all’ordine del giorno, quello riguardante la disciplina per l’applicazione della Tari, all’unanimità; il terzo, con la delibera approvata con 17 favorevoli e 6 contrari sull’approvazione del piano finanziario ai fini della determinazione della Tari 2014; il quarto punto sull’approvazione delle tariffe Tari per l’anno 2014 con 15 voti favorevoli e 5 contrari.

Le tariffe della nuova Tari, in sunto, colpiranno soprattutto alcune categorie imprenditoriali, come pub, pasticcerie, ristoranti, fruttivendoli e pescherie. La prossima rata in acconto dovrà essere pagata entro il 31 ottobre e poi, a fine anno, si riceveranno gli avvisi di pagamento del saldo che gli uffici dell’assessorato ai Tributi avranno nel frattempo elaborato ed inviato. Monosi però annuncia lo slittamento del pagamento del saldo Tari a febbraio e dichiara: “L’amministrazione ha deciso di dare maggiore respiro ai contribuenti.  La tari a differenza della vecchia tarsu si divide in utenze domestiche e non domestiche (c'è una parte fissa e una variabile per entrambi). Per quanto riguarda le utenze domestiche, la parte fissa del tributo è sviluppata sulla metratura dell'immobile, la parte variabile in base al numero dei componenti. Nel primo caso il coefficiente non è modificabile, nel caso della parte variabile il coefficiente è modificabile. Si è fatto in modo di ritoccarlo leggermente al di sopra della media. Così il tributo è quasi uguale alla tarsu o alla tares, in modo da non far subire il contraccolpo di queste variazione normativa. Per le utenze non domestiche, entrambi i coefficienti sono modificabili”.



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