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Il calcio ostaggio di certe curve. E poi si chiedono perchè© gli stadi sono vuoti

by Redazione
4 Maggio 2014 17:13
in Politica
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Che bello sarebbe stato se i tifosi, quelli veri, quelli che vanno per tifare, per gioire e soffrire per i loro colori sociali, magari con figli in spalla, se ne fossero andati, loro sì, per il disgusto, facendo giocare la partita per quattro gatti, quei quattro gatti che da queste drammaturgie traggono linfa per continuare a esistere. E chiamarsi tifosi.

Se ancora ne avessimo avuto bisogno, ieri sera abbiamo capito perfettamente il motivo per cui gli stadi italiani sono semivuoti, malgrado il calcio sia considerato ancora uno sport bellissimo, anzi lo sport nazionale.
Altro che Sky, altro che colpa delle pay tv e di troppo calcio in televisione. La verità è che gli stadi italiani non sono sicuri, non sono sicuri sia come contenitore che come contenuto. A Roma, nel pomeriggio che ha preceduto la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, finita con la vittoria dei partenopei per 3 a 1, si è arrivati addirittura all’utilizzo di pistole per sparare e colpire tifosi di una squadra di calcio. Che non ci fosse nessuna premeditazione “di curva”, ma che si sia trattato del solo gesto di uno sconsiderato che ha agito autonomamente è di poca, pochissima consolazione.

Un tempo erano i tafferugli all’ordine del giorno, poi mazze e spranghe, adesso addirittura le armi da fuoco.
Inqualificabili anche le immagini in cui i rappresentanti delle squadre e delle istituzioni si recavano addirittura sotto la curva dei tifosi per confrontarsi sulla possibilità di giocare o meno, quasi ci fosse bisogno di un “lasciapassare”, di un “salvacondotto” per dare inizio alla partita di calcio. Ottenuto l’ok si è potuto finalmente giocare, viste le voci che arrivavano in Tribuna, alle autorità, secondo le quali le curve erano contrarie allo svolgimento della partita perché non sapevano quali erano le condizioni di salute del tifoso campano colpito da un proiettile a Roma. Convinti i tifosi che la persona non era in pericolo di vita (anche se ancora ci sono forti paure per il recupero della sua integrità fisica), che il gesto non era venuto da un gruppo organizzato di tifo ma da una persona sconsiderata, da un cane sciolto, allora, solo allora sì che si è potuto giocare.

Le dichiarazioni della Questura di Roma, secondo le quali nessuno ha chiesto permesso ai tifosi per disputare finalmente la partita, sebbene con 45’ di ritardo, ci fanno credere che forse abbiamo assistito ad altre immagini.

Che bello sarebbe stato se i tifosi, quelli veri, quelli che vanno per tifare, per gioire e soffrire per i loro colori sociali, magari con figli in spalla, se ne fossero andati, loro sì, per il disgusto, facendo giocare la partita per quattro gatti, quei quattro gatti che da queste drammaturgie traggono linfa per continuare a esistere. E chiamarsi tifosi.

Tags: calcio-e-violenza-che-bello-sarebbe-stato-se-i-tipequelli-che-vanno-per-tifarequelli-veri
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