Impeachment per Napolitano, il Comitato dice no

Procedura di impeachment proposta dagli esponenti del Movimento 5 Stelle: approvata l’archiviazione, ma Grlillo continua a chiedere le dimissioni del Capo dello Stato.

Il comitato per la messa in stato d'accusa ha approvato l'archiviazione della procedura di impeachment, proposta dal Movimento 5 stelle, contro Giorgio Napolitano. 28 voti a favore e otto contrari, dei soli 5 stelle. Ma Grillo insiste «si dimetta lo stesso»

Con 28 voti  a favore e con soltanto i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle contro è stata archiviata la procedura di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il Comitato parlamentare ha ritenuto «manifestatamente infondata» la richiesta presentata dai grillini. Il 30 gennaio scorso, quando accusarono il capo dello Stato di espropriazione della funzione legislativa del parlamento e abuso della decretazione d’urgenza, riforma della costituzione del sistema elettorale, mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale, improprio esercizio del potere di grazia, seconda elezione, rapporto con la magistratura nel cosiddetto processo Stato-mafia.

Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Sinistra Ecologia e Libertà, Scelta Civica, Popolari per l’Italia e socialisti hanno ritenuto che quei capi d’accusa portati davanti al Comitato parlamentare per l’impeachment fossero fragili, fragilissimi. Anzi, del tutto inesistenti.

Forza Italia, invece, non ha partecipato al voto e i suoi membri sono usciti dalla Commissione, anche se il loro malumore nei confronti della Prima carica dello stato è molto alto, ma per altri motivi ossia lo scoop del giornalista Alan Friedman, che sul Corriere della Sera ha ricostruito con dovizia di particolari i passaggi che precedettero le dimissioni di Silvio Berlusconi nel novembre 2011, quando secondo il racconto anticipato dal quotidiano di via Solferino ma di prossima pubblicazione Giorgio Napolitano, molti mesi prima che la situazione precipitasse, si era attivato con Mario Monti, prevedendo (secondo i berlusconiani forzando) quasi profeticamente quanto si sarebbe verificato verso la fine di quell’anno. Ma questi sono altri racconti, anche se il portavoce politico di Forza Italia, Giovanni Toti, chiede che il Comitato per la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, rimanga ancora in seduta per fare chiarezza sulla veridicità degli episodi raccontati da Friedman, ossia sulla creazione da parte di Napolitano di un terreno che franasse sotto Berlusconi e si ricompattasse sotto il professore. Pura dietrologia per il PD che, invece, voltandosi indietro e ricordando il picco dello Spread e il rischio Grecia per l’Italia a distanza di due anni e mezzo ringrazia il Presidente della Repubblica per la fermezza in cui ha tenuto la barra dritta del paese e ha portato in salvo l’Italia dal rischio default.

Beppe Grillo, non si rassegna e con un post sul suo blog continua a chiedere la testa di Re Giorgio: «Napolitano deve avere la dignità di dimettersi. Bisogna capire quando si è a fine corsa e fuori ruolo. Lui lo è. Napolitano sta per compiere 90anni, è in politica dal 1945, in parlamento dal 1953, è peggio di una condanna all’ergastolo. Non rappresenta più la maggioranza del parlamento, non è considerato super partes, è in sostanza il Presidente del PDEX-L».

Sui poteri ampliati che il Presidente della Repubblica ha assunto in questi ultimi anni sono stati tanti a scrivere: per qualcuno siamo ormai in puro presidenzialismo, per qualcun altro siamo nell’alveo stretto e preciso della Costituzione. La politica è bella per questo: ognuno, a suo modo, ha ragione. Ma la politica è fatta anche di rapporti di forza: tanto più governo e parlamento sono deboli, tanto più qualcuno deve essere forte. O per lo meno dimostrarsi tale.



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