Kipoint-Poste italiane, la vicenda all’attenzione del premier Letta

Il deputato pugliese del M5S, Emanuele Scagliusi sostiene la richiesta di aiuto di oltre 100 imprenditori e presenta un?interrogazione al Presidente del Consiglio per fare chiarezza sulla vicenda del franchising di Poste Italiane. Solo in Puglia chiusi 7 punti vendita.

Sotto la lente di ingradimento finisce il progetto Kipoint, nato nel 2002 come rete di negozi in franchising di SDA Gruppo Poste Italiane, operanti come centro servizi per spedizioni nazionali e internazionali, servizi di imballaggio, servizi di fotocopisteria e come rivenditore di prodotti di cancelleria e cartoleria.

In principio erano 190 i punti, poi i fallimenti sono giunti a cascata. A prendere a cuore la vicenda dei dipendenti coinvolti nel progetto è il Movimento 5 Stelle nella persona del deputato pugliese Emanuele Scagliusi. “Il progetto Kipoint, nella presentato come ‘vincente’ – si legge nella nota – rischia addirittura di far perdere la prima casa ad oltre 100 famiglie italiane che ci avevano creduto. Grazie all’avallo di Sviluppo Italia (oggi Invitalia) che proponeva tra i marchi convenzionati “Kipoint”, il progetto riesce in qualche anno a costruire una cospicua rete di affiliati. Ma solo in Puglia, su 16 negozi aperti finora, 7 sono già chiusi: quasi il 50%”.

Dinanzi alle segnalazioni dei cittadini, il deputato Scagliusi ha presentato una interrogazione al Presidente del Consiglio per fare chiarezza ed adoperarsi immediatamente per aiutare le famiglie in difficoltà.
È assurdo come Sviluppo Italia (oggi Invitalia), che agisce su mandato del Governo, abbia potuto indicare tra i propri convenzionati un marchio senza aver prima verificato la bontà dei business plan – dichiara il deputato Scagliusi (M5S) – Troppo facile, a danno compiuto, cancellare il marchio dalla propria lista di convenzionati. Chi si occuperà adesso degli imprenditori in difficoltà?Faremo luce su questo assurda storiache ha messo in ginocchio centinaia di famiglie italiane”.
Tra il 2005 e il 2010, infatti, oltre 100 franchisee hanno chiuso il proprio punto vendita Kipoint dal momento che – come descrive il deputato 5 stelle “le previsioni di fatturato di 200.000 euro annue “a regime”, sono risultate a dir poco azzardate. A completare il quadro ci sono anche i due centri pilota, di Milano e Roma, chiusi per le stesse ragioni”. E ancora “il 30.10.2010, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato a una sanzione amministrativa pecuniaria di 100.000 euro Posteshop Spa per aver ingannato i franchisee con una serie di messaggi definibili nella “fattispecie di pubblicità ingannevole”. Dopo che il TAR del Lazio ha confermato la sentenza dell’Antitrust, con l’Ordinanza Collegiale n. 201206636, in data 21.12.2012 il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio e rinviato a una pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea”.

Nell’interrogazione, il deputato 5 stelle chiede al Presidente del Consiglio quali provvedimenti intenda adottare per affrontare le difficoltà in cui versano più di un centinaio di piccoli imprenditori. Inoltre, quali siano stati i requisiti che, fino a qualche hanno fa, hanno permesso al marchio Kipoint di figurare tra i franchisor convenzionati con l’allora Sviluppo Italia e quali siano le ragioni della sua esclusione. Infine, se il Presidente del Consiglio non ritenga urgente valutare l’erogazione in tempi rapidissimi di uno stanziamento sufficiente a consentire ai cittadini danneggiati di ottemperare agli impegni economici intrapresi, “evitando soluzioni limite, quali la vendita della prima casa”. Non si conoscono, invece, i tempi di attesa della sentenza della Corte di Giustizia europea sulla causa.



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