Lecce2019, le verità di Paolo Perrone

Il primo cittadino leccese e alcuni componenti dello staff hanno presieduto una conferenza stampa in cui si è discusso del rapporto finale della Commissione che ha esaminato le città italiane in lizza per diventare Capitale della Cultura 2019.

“Abbiamo costruito un sogno, non un illusione e la politica locale, che ora sta cavalcando l’onda della nostra mancata vittoria, ha esultato quando ha visto che Lecce non era diventata Capitale della Cultura Europea, perché del nostro progetto non ha capito nulla”. In queste parole c’è la sintesi del pensiero di tutto lo staff di Lecce 2019 che, all’indomani della pubblicazione del report finale della commissione internazionale di 13 esperti, presieduta da Steve Green, che ha valutato le 6 proposte contenute negli ormai noti Bid book, ha voluto fare una valutazione del rapporto finale e gettare un po’ di acqua sul fuoco delle polemiche che si sono scatenate nella giornata di ieri.

Il sindaco Paolo Perrone ha voluto sottolineare come i piani a lungo termine della città, incluse le iniziative di Smart City, i piani sull’energia sostenibile e il piano sociale locale; la voglia di uno sviluppo culturale di lungo termine al di là del patrimonio culturale, con l’obiettivo di un cambiamento nei comportamenti e di una nuova cultura nelle relazioni; la grandissima partecipazione della gente che si è identificata in massa con il progetto della candidatura; l’inclusione delle fasce più deboli (disabili e presenza nel dossier di temi convincenti per quel che riguarda l’accessibilità); il forte appoggio e la partecipazione attiva della Regione Puglia, che si è aggiunta a quella della città di Brindisi, siano stati i punti di forza del progetto targato Lecce2019 e di come questi elementi siano stati apprezzati e sottolineati anche dalla Commissione nella sua relazione.

“Noi non dovevamo essere bravi, ma dovevamo essere i più bravi”. Il primo cittadino leccese ha ancora bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e non accetta le critiche che sono piovute dopo i pareri esposti dalla commissione. “Non non eravamo partiti per vincere, ma bensì con tutte le debolezze di una città che è partita in ritardo rispetto le altre, che aveva un’altra candidata avversaria nella stessa Regione e tutto lo scetticismo di una parte consistente della politica locale, come il Pd pugliese che voleva sposare la candidatura di Taranto. Ringrazio il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola che ci ha dato una mano economica e politica e ho rispetto di un mio avversario politico come Carlo Salvemini che, seppur distante e lontanissimo da me dal punto di vista politico, ha avuto un atteggiamento costruttivo e consono all’idea di Lecce2019, proponendo un suo personalissimo dossier e dando merito alla nostra macchina organizzativa quando bisognava farlo”.

Dopo questa premessa Paolo Perrone, però, si scaglia pesantemente contro tutti gli altri esponenti politici di un’opposizione che, a suo dire, non ha perso occasione per mettere i bastoni tra le ruote alla candidatura di Lecce: “Diffidenza, ilarità, scetticismo, terrore (quando abbiamo superato il primo turno), sono i sentimenti che hanno provato verso questo progetto, sentimenti che poi si sono trasformati in viltà e sciacallaggio quando hanno scoperto del nostro mancato successo. Ora si chiede un consiglio comunale monotematico per parlare di questo, ma forse avrebbero dovuto richiederlo quando avevamo bisogno della mano e delle idee di tutti nella stesura del bid book finale. Chi ha voluto ha potuto partecipare, chi si è escluso lo ha fatto da solo perché le porte erano aperte a tutti. Qualcuno ha scritto che noi non eravamo radicati con la tradizione e la cultura di questa città, ma questo è assolutamente falso e la Commissione non l’ha scritto. Forse qualcuno non sa tradurre o, più semplicemente, ha preso troppo sul serio la viltà e lo sciacallaggio dei nostri detrattori”.

Il sindaco del capoluogo salentino è un fiume in piena e si sofferma sulla questione delle Eutopie che, secondo la relazione, è stato l’unico punto di debolezza individuato dalla commissione internazionale: “Io sulle Eutopie non rinnego niente anche perché, le otto da noi ideate, erano presenti anche nel primo bid book e ci hanno permesso di arrivare in finale. La critica mossa dai commissari risiede nel fatto che non siamo stati in grado di trasformarle in qualcosa di accattivante e che esse erano poco comprensibili per chi non conosce la città di Lecce e viene da fuori e, quindi, non ne ha compreso il senso. Il saldo di questi due anni e mezzo e di questa esperienza è estremamente positivo. Ci siamo guadagnati il rispetto della gente (circa 12mila persone) che ha vissuto ed è cresciuta con Lecce2019. Anche il sottoscritto è cresciuto ed è maturato da quest’esperienza. Io sono pronto ad affrontare il consiglio comunale monotematico senza problemi e a testa alta perché sono orgoglioso di aver vissuto questo sogno che, comunque, ci ha portati a diventare Capitale della cultura italiana 2015”.

Di tutto questo il sindaco ha parlato in una conferenza che, questa mattina a Palazzo Carafa, ha visto anche la partecipazione dell’assessore al Turismo e al Marketing territoriale, Luigi Coclite; dell’assessore alle Politiche Giovanili, Comunitarie e Tecnologiche, Alessandro Delli Noci; del direttore finanziario della candidatura di Lecce2019, Raffaele Perlangeli. Un’ultima battuta sull’assenza del direttore artistico Arian Berg che, bersagliato dalle critiche nell’ultimo periodo, non era presente alla conferenza. “Arian – dice il sindaco – non è a Lecce, ma anche se fosse stato qui, io gli avrei suggerito di non partecipare perché le critiche sono politiche e lui con la politica leccese non c’entra nulla”.