«Liberiamoci dal lavoro nero in agricoltura». Susanna Camusso a Lecce

Flai Cgil ha organizzato l’iniziativa sul mercato del lavoro in agricoltura. Dibattiti al Politeama Greco. Proiettato il film inchiesta di Stefano Mencherini.

“Liberiamoci dal lavoro nero in agricoltura”, questo lo slogan al centro del dibattito, che ha aperto, tra gli altri, anche la stagione congressuale della Cgil.
Sono state sciorinate le proposte della Flai Cgil rispetto a quanto avviene oggi nel settore agricolo, dove ancora l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro avviene attraverso i caporali, quindi, attraverso forme di intermediazioni illecita che producono sfruttamento, lavoro nero, evasione, negazione dei diritti e delle tutele.

A questa situazione la Flai, dopo i terribili fatti di cronaca finiti anche nelle aule di tribunale, risponde rilanciando una serie di proposte in base alle quali l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro debba avvenire in un luogo pubblico, attraverso criteri di trasparenza e legalità, con un coinvolgimento di tutti i soggetti preposti. In tal modo sarà possibile un processo di emersione e il consolidarsi di un sistema fatto di diritti e di paga secondo contratto per i lavoratori e le lavoratrici del settore agricolo, che non possono essere considerati braccia da sfruttare al minor prezzo possibile.

L’iniziativa ha preso il via alle 16 circa, presso il Teatro Politeama Greco di Lecce, e sono stati presenti Stefania Crogi, Segretario Generale Flai Cgil Nazionale e Susanna Camusso, Segretario Generale della Cgil.
Secco il “no” arrivato da ogni voce a tutte le forme di sfruttamento, di illegalità, di riduzione in schiavitù nel lavoro, e in agricoltura soprattutto, al Sud come al Nord.

Alla conclusione dell’iniziativa è stato proiettato il film inchiesta Schiavi del regista Stefano Mencherini, coprodotto dalla Flai Cgil Nazionale, con Less onlus di Napoli.
Il film, che ha visto il patrocinio del Ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge , denuncia lo sperpero di denari pubblici (oltre 1 miliardo e 300milioni di euro) e l’indiscriminato calpestio di diritti umani e civili e mette in luce come masse incredibili di migranti (rifugiati, richiedenti asilo e irregolari) finiscano nella rete delle nuove schiavitù. Con numeri incredibili: solo in Puglia nel periodo delle raccolte (angurie a Nardò -sud Salento-, pomodori nel foggiano e nel barese…) il sindacato calcola che siano circa 40 mila lavoratori migranti impegnati nei campi e a rischio di riduzione in schiavitù.
Nel film inchiesta parlano le storie come quella di ‘Mohammad’, giovane della Costa d’Avorio fuggito dopo l’uccisione del padre, che è drammaticamente simile a quella di tanti suoi compagni di sventura africani e che inizia quando il giovane migrante è stato venduto a un padrone libico.  E attraverso la sua ed altre storie si dà testimonianzadell’unico processo aperto in Europa con accuse di riduzione in schiavitùverso datori di lavoro e caporali (il dibattimento è in corso a Lecce) che ha portato in carcere lo scorso anno 12 persone con l’operazione ‘Sabr’ dei Ros salentini.
In ‘Schiavi’ interviene anche il Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, che oltre ad alcune precisazioni lancia un appello all’Europa affinchè si possano tutelare collegialmente i diritti umani e civili dei migranti attraverso legislazioni, anche europee, non meramente repressive, che fino ad oggi hanno solo contribuito ad alimentare lutti e inaccettabili pratiche di sfruttamento.



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