Negozi chiusi sì negozi chiusi no, la proposta dei 5 Stelle fa discutere. D’Antini “Altre soluzioni esistono”

Il parlamentare 5 Stelle spinge perchè venga approvata la legge che imponga ai negozi di chiudere a rotazione nei giorni festivi, ma la Consigliera di Parità della Provincia di Lecce la pensa diversamente.

Luigi Di Maio, parlamentare del Movimento 5 Stelle, ripete come un leit motiv “Negozi chiusi durante le feste, famiglie più felici”, presentando all’Italia la sua proposta: su dodici giorni festivi all’anno, sei devono essere di chiusura per i negozi.

La proposta di Di Maio

Secondo il deputato pentastellato i giorni dovrebbero essere contrattati tra le associazioni di categoria e i comuni, garantendo che il 25% degli esercizi commerciali a rotazione rimanga aperto. “Approvando questa legge si istituirebbe, inoltre, un fondo per il sostegno delle piccole imprese del commercio – ha affermato Di Maio, visto che, a suo dire,”le liberalizzazioni selvagge di Monti e dei decreti Bersani hanno fallito. Hanno solamente spalmato su sette giorni lo stesso incasso che i negozi facevano prima in sei. A fronte di nessun beneficio economico, le conseguenze sociali sono state disastrose”.

Partendo dal presupposto che non ci sono soluzioni magiche che possano conciliare le esigenze delle famiglie con le esigenze di lavoratori e imprese, e che i negozi aperti nei festivi non sono la panacea di tutti i mali di cui soffre l’economia italiana -e non solo, il dibattito è aperto.

Dal Salento c’è chi afferma che una soluzione possibile c’è, una soluzione che consenta il riposo ai lavoratori e il tempo libero per le famiglie, insieme al sostegno per le imprese che certo non possono permettersi di abbassare le saracinesche in tempi di crisi.

La proposta di Filomena D’Antini

Ad intervenire è la consigliera di parità della Provincia di Lecce Filomena D’Antini, “In uno stato di crisi come quello in cui il comparto economico versa ormai da troppo tempo, giunge in modo alquanto anacronistico l’appello del Movimento 5 Stelle che, per bocca di Luigi Di Maio, propongono la chiusura dei negozi nei giorni di festa. L’obiettivo è sacrosanto: permettere ai lavoratori di riposare e stare con la famiglia. Occorre, tuttavia, rendersi conto che le imprese sono ormai al collasso e chiedere la chiusura degli esercizi commerciali proprio nei giorni in cui le famiglie hanno il tempo di fare i propri acquisti è alquanto fuori luogo”.

E la soluzione? “ Non molti anni addietro – prosegue la consigliera – sono stata la promotrice di un progetto pilota che rappresentava in quel momento un unicum a livello nazionale: prima in Puglia, la Provincia di Lecce riuscì ad aggiudicarsi l’assegnazione delle risorse messe a disposizione dal dipartimento delle Pari opportunità, con il pacchetto Sacconi – Carfagna del 2007, con un finanziamento complessivo pari a 165 mila euro. La Provincia di Lecce di cui allora ero assessore alle Pari Opportunità, avviò un percorso formativo di 70 ore che coinvolse 26 mamme inoccupate, sole e con figli a carico, con un reddito familiare inferiore ai dieci mila euro, che in buona parte vennero impiegate in tre aziende salentine, come addette alle vendite, prevalentemente la domenica e nei giorni festivi e pagate tramite “i voucher di conciliazione” ovvero i buoni lavoro che corrispondono i contributi previdenziali e assicurativi, oltre alla retribuzione di 7,5 euro netti all’ora”.

Il progetto vide il sostegno delle sigle sindacali Cisl e Uil, mentre le aziende che dettero la loro disponibilità ad accogliere le lavoratrici furono City Moda spa, Bricocenter srl, Nemola Alessandro & Fratelli snc.



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