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Riapertura del MUST di Lecce con due opere…e una polemica

by Redazione
23 Agosto 2017 16:47
in Politica
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Da un lato, la felicità di poter rivedere all’opera uno spazio culturale dal respiro internazionale nel cuore del Barocco leccese; dall’altro, però, c’è chi non nasconde qualche piccolo dispiacere, cogliendo l’occasione per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa. La notizia che, indubbiamente, farà felice i leccesi risiede nella riapertura del MUST (Museo storico della città di Lecce) con due splendide esposizioni. Appuntamento – presentato stamattina a Palazzo Carafa – da non perdere, dunque, alle ore 20.30 di stasera grazie all’esposizione di due suggestive mostre.

Il direttore della struttura, Nicola Elia, la definisce così davanti ai giornalisti durante una conferenza stampa:«Dopo cinque mesi torna un aggregatore sociale, oltre che attrattore culturale, che coniuga il fermento del territorio salentino con la voglia di venire rappresentati a livello internazionale. Parliamo ormai di un brand che va avanti grazie ai nostri sforzi, ma anche alla collaborazione col mondo associazionistico e l'intesa pubblico-privato». Presente pure Uli Weber, il fotografo autore di “Goodwood Revival”, una delle mostre ospitate dal museo. Si tratta di una selezione di splendide immagini tratte dal volume fotografico realizzato al Goodwood Revival Festival, uno degli appuntamenti di corse automobilistiche storiche più amati al mondo. «Era come rituffarsi nel passato – ha detto l’artista – perché la gente veniva direttamente vestita in stile anni ‘20/30».

Toni Candeloro, invece, ha presentato “Taranterra”. Documenti inediti, incisioni e reperti storici di assoluta evocazione che il famoso danzatore e coreografo colleziona per documentare – la cultura della “taranta” attraverso i secoli e i suoi personaggi, magari stimolando uno spunto di riflessione sotto la spinta di questa danza, che ricorda più che altro una sottomissione storica oggi in fase di trasformazione e diremmo di liberazione concettuale e corporea. La rarità dei pezzi fanno sì che questa mostra ideata dallo stesso Candeloro, e curata dallo storico del costume Federica Tornese, apra un nuovo filone evocativo sulla storia ed il mistero della Taranta, del Tarantismo e della Tarantella.

Eppure, all’evento odierno, mancherà proprio uno dei principali “tifosi” del MUST. O meglio, colui che – insieme ad altri – ha fortemente voluto innestare a Lecce quel contenuto artistico, di respiro internazionale, divenuto pian piano vero e proprio punto di riferimento per la cittadinanza intera. “Di certo, apprendere dai giornali della riapertura del Must, senza aver ricevuto non dico nemmeno un piccolo invito, ma almeno un colpo di telefono o anche un Sms è cosa triste. Soprattutto per chi, come il sottoscritto, in qualità prima di Assessore alla Cultura del Comune di Lecce e poi di Consigliere Delegato al Sac, ha speso tante risorse ed energie per lanciare quel museo e renderlo un contenitore all’altezza delle attese della città”, così il consigliere comunale Massimo Alfarano in una nota stampa pervenutaci in redazione.

Sia chiaro, Alfarano commenta positivamente la notizia. Anzi, esalta la “mostra di valore del maestro Uli Weber, ci fa gioire, poiché si realizza quel sogno che hanno avuto tanti di noi quando, all’inizio, pensarono alla creazione e alla nascita di un museo storico cittadino”. E prosegue dicendo: “Non c’è ombra di dubbio che la riapertura di un contenitore culturale di eccellenza come questo sarà motivo di grande attrazione per i leccesi, per i salentini e, in questa stagione, anche per i tantissimi turisti che continuano ad affollare la nostra città e che oltre alla fruizione delle numerose attrazioni artistiche cittadine, non vedranno l’ora di poter fruire di questi contenitori”.

Eppure, sostiene Alfarano, bisogna ricordare anche chi in passato ha collaborato attivamente per permettere momenti di festa come quelli odierni. “In primis con il Bando Musei e poi con il Sac, abbiamo reperito risorse economiche certamente non trascurabili per l’allestimento della sede e il suo start-up.  Avrei potuto tacere e tenere per me questo piccolo malessere, quasi fosse un dispiacere umano da non rendere pubblico. Invece, no… la questione è tutt’altro che personale; la questione è politica, pubblica e umana allo stesso tempo”. “Evidentemente – conclude – la riconoscenza non è di questo mondo, chissà, speriamo che lo sia almeno di quello futuro”.

Tags: museimuseo-storico
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