Salvatore Arnesano:«Salento terra del contagio. E non è¨ una bella cosa»

Su batterio killer e rifiuti tossici, il Segretario generale della Cgil Lecce: ‘Dolore e rabbia per una terra che puè² ridare dignità e lavoro, massacrata da illegalità e assenza di programmazione’.

Non è con l'emergenza che si cura un sistema agroindustriale che arranca, nonostante l'agroalimentare rappresenti il settore più promettente per il rilancio occupazionale ed economico del territorio. E le notizie che emergono su più fronti fanno sprofondare nello sconforto non solo gli addetti ai lavori, ma l'intera società salentina. Salvatore ArnesanoSegretario Generale Cgil Lecce, interviene sul tema del batterio killer che in questi giorni sta interessando l'opinione pubblica provinciale, con uno sguardo puntanto anche all'argomento rifiuti tossici.  “Ci auguriamo che le cattive notizie che stanno interessando il nostro territorio scuotano finalmente le coscienze di quanti – scrive Arnesano in una nota stampa – nonostante le continue sollecitazioni, non hanno fatto altro che rimandare. È ora che tutte le parti interessate della provincia di Lecce inizino a prendere sul serio le parole “programmazione”, “ricerca”, “innovazione”, “buona occupazione”, “lotta all’illegalità”, “sicurezza sul lavoro”.

"Terra del “contagio: mi è venuta in mente questa espressione che si è sentita pronunciare negli ultimi anni, ma in senso positivo, nella fase di rinascimento culturale e turistico del Salento . Il contagio a cui pensiamo in queste ore però – prosegue – non conduce a nulla di buono. Da una parte, infatti, assistiamo ad attacchi spocchiosi e sterili sulle questioni dell’emergenza fitosanitaria che sta colpendo i nostri uliveti; dall’altra scopriamo l’orrore delle rivelazioni desecretate dalla presidenza della Camera sul business camorrista del traffico di rifiuti tossici nella nostra terra".

Su quest'ultimo aspetto, infatti, viene descritto un affare da 600-700 milioni di lire al mese che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare "che nel giro di vent'anni morissero tutti". Parole – riportate da una notizia battuta questo pomeriggio dall'Ansa – che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei Casalesi Carmine Schiavone davanti alla Commissione ecomafiein una audizione i cui verbali sono stati desecretati oggi. La sentenza senza appello pronunciata dall'ex boss riguardava tanti centri del Casertano, "gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita". Rifiuti radioattivi "dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba", raccontava Schiavone. Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte diverse organizzazioni criminali – mafia, 'ndrangheta e Sacra Corona Unita – tanto da fare ipotizzare che in diverse zone di Sicilia, Calabria e Puglia, quelle cosche abbiano agito come il clan dei Casalesi.

Il territorio è un bene pubblico e di tutti e deve essere tutelato, mantenuto e valorizzato come risorsa pubblica di interesse strategico: da qui bisogna partire, non è sufficiente condannare e rimpallare le responsabilità. Più di un anno fa, durante l’iniziativa pubblica in città della festa della Cgil, si chiese direttamente ai rappresentanti di ConfindustriaProvincia di Lecce e Confagricoltura di lavorare con convinzione verso il rilancio dell’agricoltura nel nostro territorio. La programmazione e la concertazione però sono ferme alle buone intenzioni, come ferma e in attesa ancora di risposta è la richiesta che venga aperto un tavolo con le parti sociali presso la Provincia di Lecce per riprogrammare un nuovo piano triennale agricolo di cui non si parla ormai da anni.

"Così come, dopo una prima dimostrazione di apertura – dice ancora Arnesano – auspichiamo che possa proseguire il percorso sulla valutazione della nostra proposta di rafforzare l’aspetto innovativo in agricoltura e il rapporto tra università e mondo dell’impresa immaginando l’istituzione di una facoltà di Agraria nell’Università del Salento. Occorre dare finalmente voce, in modo programmato e serio e non con interventi emergenziali, alle esigenze degli addetti e del territorio, occorre mettere il lavoro al centro delle politiche di settore, partendo dal territorio e dalle opportunità da esso offerte e non messe a frutto, forse proprio per assenza di organizzazione e troppa sottovalutazione degli effetti economici e occupazionali del settore. Riteniamo necessario che tutte le forze sociali del territorio comprendano che non c’è più tempo da perdere”.