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Voto di protesta o rivoluzione? C’è una bella differenza

by Redazione
5 Marzo 2018 19:56
in Politica
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Urne aperte

Urne aperte

Il tentativo di far passare un voto di protesta per una rivoluzione politica e culturale deve fare i conti con due grosse incognite. La prima riguarda la possibilità di trovare gli equilibri necessari e le intese per varare un Governo. La seconda è legata alla reale capacità di trasformare in indirizzi politico-amministrativi concreti ed efficaci i fascinosi programmi che, specie al Sud, hanno determinato una vittoria schiacciante del Movimento ideato da Beppe Grillo.

Non sempre però le vittorie elettorali si rivelano vittorie politiche e il Movimento 5 stelle nelle prossime settimane sarà chiamato a dimostrare se i cittadini hanno colto nel segno o più semplicemente sfogato la loro rabbia con modalità democratiche, ma nulla più. Mai come questa volta si può parlare di voto di opinione, dove la volontà del popolo si traduce in un consenso che piove addosso ad un simbolo più che alle persone.

La democrazia rappresentativa ci aveva abituati a guardare in faccia il candidato, ad ascoltarlo, a capirlo, eventualmente a contestarlo, almeno in campagna elettorale, prima di far perdere le proprie tracce su tutte le vie che portano a Roma. Ma non questa volta, non con i candidati dei 5 stelle promossi al Parlamento della Repubblica solo per ragioni di militanza in una lista, e che presto dovranno, anche per ragioni di buona educazione, presentarsi al territorio e farsi carico dei problemi della comunità tutta, anche di quella parte che ha preferito credere nella politica di stampo tradizionalista.

Si vedrà quindi in che modo partirà la 3^ Repubblica annunciata dal leader Di Maio che presto dovrà assumersi l’ingrato compito di adattare la propaganda pentastellata alle pieghe polverose di un apparato burocratico e istituzionale che in tanti prima di lui hanno tentato di modificare invano. Se dovesse riuscirci, anche solo in parte, avrà dimostrato di meritare il gargantuesco consenso che ha investito il suo movimento. Se non saprà farlo la sua 3^ Repubblica resterà un’auspicio di maniera, privo del benché minimo respiro di novità. Tutti sono stanchi di una politica inconcludente e saccente, ed ecco che si aprono autostrade per il cambiamento, come sempre è avvenuto.

Attenzione, però, lo dicevamo all’inizio, a non parlare di rivoluzione. Essa porta sempre alla distruzione di chi l’ha favorita. Tutte le rivoluzioni finiscono suicide in un bunker o recise da una ghigliottina. Meglio sarebbe parlare di una più comune oscillazione delle sensibilità civiche degli italiani, molto diverse fra loro, da regione a regione. Perché l’unità d’Italia è stato un evento storico, ma l’unione degli italiani è un’attività ludica del pensiero politico, un’astrazione che si dimostra anche oggi, quando l’Italia si desta a più colori, pervasa più di timori che di reali speranze.

Tags: elezioni 2018
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