Xylella fastidiosa. Abbattere o non abbattere gli ulivi? Questo è il problema

Il nuovo piano voluto dal Commissario straordinario Giuseppe Silletti che prevede l’abbattimento di poco più di 3mila alberi di ulivo nell’immediato non convince tutti. In molti sono convinti che tagliare le piante non sia la soluzione più giusta per combattere la Xylella.

«Abbattere il paziente per non curarlo è aberrante» afferma perentorio il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, Cristian Casili. «Aberrante è lasciar morire un paziente senza intervenire in attesa di una cura miracolosa» replica il collega e presidente del Gruppo di Forza Italia, Andrea Caroppo. Al centro il nuovo piano voluto dal commissario straordinario per l’emergenza Giuseppe Silletti che, come è ormai noto, prevede l’erogazione di un indennizzo a favore dei proprietari che procederanno all’estirpazione volontaria delle piante infette. Al momento gli ulivi da abbattere sono poco più di 3mila, 3.103 per l’esattezza. Un numero che potrebbe aumentare se gli esiti sui campionamenti confermeranno la diffusione del batterio killer trasportato dalla cicala sputacchina. Insomma, se verranno scoperti nuovi ‘focolai’ si potrebbe arrivare fino a 4mila. Se non più.
 
Il botta e risposta a suon di comunicati stampa tra i due esponenti politici, che hanno due posizioni diametralmente opposte sulla vicenda, rispecchia un po’ la realtà di tutti i giorni. Da quando la Xylella fastidiosa che in silenzio ha condannato a morte centinaia e centinaia di ulivi nel Salento, ha iniziato a fare paura non tutti hanno condiviso (e accettato) l’abbattimento degli alberi come unica e sola soluzione per combattere la peste del disseccamento che sta falcidiando una terra conosciuta anche per questi monumenti naturali custoditi dai muretti a secco.
 
«Oggi si vuole senza scienza e coscienza abbattere circa 3000 ulivi che aumenteranno a breve. Abbattere il paziente per non curarlo è aberrante» dichiara il consigliere pentastellato secondo cui si starebbe perdendo tempo prezioso dietro inutili e dannose misure di contenimento sprecando risorse pubbliche che potrebbero essere impiegate nell’immediato in misure alternative. 
 
«Emblematico il caso dell’agro di Trepuzzi – prosegue Casili – dove già nell’aprile del 2014 si sono sacrificati 64 alberi per salvare gli altri. Gli abbattimenti sono stati tanto efficaci che oggi sempre sullo stesso agro saranno abbattuti 830 ulivi tra cui anche piante secolari. Spero che proprietari o conduttori degli uliveti non si vendano per un piatto di lenticchie vista l’esiguità degli indennizzi che sono una bestemmia per il nostro territorio. L’approccio eradicativo – conclude – deve lasciare spazio a interventi di cura e profilassi, unica via per bloccare l'espansione del CoDiRo. Mettiamoci la coscienza in pace che con la batteriosi si dovrà convivere».
 
«Per il collega Casili, tagliare gli ulivi colpiti da Xylella è come abbattere il paziente per non curarlo e ciò sarebbe aberrante. Per quanto mi riguarda –  dichiara il presidente del Gruppo di Forza Italia, Andrea Caroppo –  se un paziente ha un dito in cancrena, è molto più aberrante lasciarlo morire pur di non amputarglielo in attesa della cura miracolosa».
 
«Se non fosse stata seguita questa infausta filosofia probabilmente oggi non ci troveremmo di fronte ad una simile emergenza. Bisogna operare con senso di responsabilità – conclude Caroppo – e ammettere che è meglio un albero oggi che la completa desertificazione domani».



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