Atteggiarsi a profeti della vacanza senza porti turistici

Le mille contraddizioni della povera industria turistica salentina, fatta di tante pretese e poche prospettive. Tutti sognano l’eccellenza  e nessuno dà priorità alla realizzazione dei porti

Sarà perché ormai sono più di 15 anni che il Salento è diventato una delle mete turistiche per eccellenza dell’estate italiana, sarà perché l’anno scorso in provincia di Lecce sono stati battuti tutti i record di presenze tra luglio e agosto, sarà per tutto quello che volete, ma l’idea del Salento caput mundi del turismo nazionale è lontana dalla realtà, certamente in termini di qualità.

Ora, se il punto è correre il rischio di non trovare un posto libero in albergo o in un B&B da qui ai prossimi due mesi, e se questo lo consideriamo un successo allora va bene. Tutti contenti. Se il punto invece è programmare una stagione di prospettiva capace di produrre ricchezza per molti, su tutto l’asse territoriale, e in maniera duratura, diciamo che non siamo così bravi.

L’analisi è semplice: puntare sui grandi numeri significa per forza di cose doversi accontentare, prendere qualsiasi posto letto in barba ad ogni criterio di qualità. Anche per questo gli alberghi soffrono. L’aver targettizzato verso l’alto l’offerta non si concilia con la realtà di un turismo popolare.

Problemi di collegamenti a parte, facciamo i conti con un’estate di lavori in corso sulle principali arterie stradali per il mare. Inaccettabile che per sostituire il pericoloso guarda rail con il più moderno e sicuro new jersey ci si impieghino mesi fino ad impegnare i tempi estivi (vedi superstrada Lecce Maglie, vedi superstrada Lecce Gallipoli).

E poi il dramma dei drammi, la battaglia persa, la vergogna regionale: i porti turistici.

Vien da ridere… Tutti sognano l’eccellenza turistica e nessuno dà priorità alla realizzazione di porti turistici come si deve.

Insomma, accontentiamoci di quel che passa il convento, altro che caput mundi.