La benedizione di don Mauro Carlino, la commozione del sindaco Poli Bortone, le sonorità travolgenti del grande musicista Giampiero Perrone.
Dopo anni di lavori finalmente si può ammirare un’opera pubblica che si fa notare per il carattere dell’essenzialità. Il castello si impone allo sguardo, con il suo meraviglioso bastione di San Martino che si insinua tra i due teatri, il Politeama e l’Apollo. Tutt’attorno è visibile il perimetro del fossato, secondo lo schema collaudato delle architetture aragonesi.
Il parroco di Santa Croce ha benedetto i presenti, perché benedire significa dire bene di tutti coloro che quella piazza d’ora in poi la vivranno. Monsignor Carlino ha ricordato che a metà del Seicento i monaci Celestini lasciarono questo luogo di residenza, ovvero il castello, per trasferirsi dove poi sarebbe sorta l’attuale basilica di Santa Croce con l’attiguo convento dei Celestini.
A illustrare le finalità dell’opera pubblica il progettista Alfredo Foresta, architetto e urbanista forse un po’ troppo avanti con la sua capacità di preconizzare i cambiamenti di una città fin troppo legata alla sua storia, ad un passato, mai realmente passato.
L’introduzione è stata affidata a Marco Renna, volto noto delle televisioni locali e uno dei massimi esperti del territorio locale e delle sue tradizioni.

Tra i presenti, il vicario generale dell’arcidiocesi metropolitana di Lecce don Vito Caputo e il presidente di Artwork Paolo Babbo, protagonista di una bellissima rivoluzione culturale nella gestione manageriale del patrimonio artistico salentino, e l’onorevole Antonio Gabellone, già presidente della Provincia di Lecce.
Ospite d’onore la rettrice dell’Università del Salento, che ha espresso il suo compiacimento per i lavori eseguiti con cura ed eleganza, come ella stessa ha sottolineato.
Marco Renna ha condotto i presenti a leggere una epigrafe per terra che rappresenta il marchio di fabbrica della nuova piazza, con il riferimento (che vale come ringraziamento) al sindaco Carlo Salvemini per aver avviato i lavori durante la sua Amministrazione, lavori completati dal successivo governo cittadino, nel senso di una continuità fattiva e produttiva.
La pienezza spirituale del luogo è un fatto di autenticità, dato dal bisogno di non riempire gli spazi ma dalla necessità di liberarli, anche per questo è stata particolarmente apprezzata la presenza di un artista come Giampiero Perrone che gratuitamente si è offerto per contribuire all’inaugurazione della piazza con una musica dedicata alla voce leccese del grande Tito Schipa è un pezzo scritto e musicato dallo stesso Perrone che parla di ricchezze culturali a partire dalle pietre con il brano Lithos.






