A Lecce si muore nel silenzio e non è¨ la prima volta

Ancora un senzatetto che muore in città. La scorsa settimana una donna è¨ stata ritrovata morta in casa dopo 5 giorni. A Lecce si muore nel silenzio e nell’indifferenza, come avvenne per Dino e Veronica a gennaio scorso in viale Taranto

Ma come è possibile che in questa città si muoia per strada o soli in casa, il comune senso di appartenenza civica e di comunità non esiste più? Come si può arrivare a non accorgersi che c’è chi ha davvero bisogno, che c’è chi non ha da mangiare e che dorme all’aperto?

Sono domande inutili: la risposta già l’abbiamo. Si può morire eccome, perché evidentemente il livello di accoglienza di Lecce è un po’ più basso della sua propaganda. Si spaccia per città ospitale una città talvolta respingente, dove, a conti fatti, certi ingranaggi politico amministrativi non funzionano o si sono arrugginiti e dove gli sforzi impagabili della Chiesa e della Caritas non sono sufficienti. Sono meritevoli sì, ma non bastano.

Come si fa a morire sepolti in una casa senza che nessuno se ne accorga per un mese? Ricordiamo Dino e Veronica… Come si fa a morire sul Corso Vittorio Emanuele senza che nessuno venga a saperlo per cinque giorni? Come si fa a morire in Piazza Mazzini?

Se i servizi sociali sono organizzati per farsi sfuggire di mano la situazione andrebbero azzerati e ricostruiti e se ciò non bastasse andrebbero smantellati perché chiaramente inutili. Certo, è pur vero, che per un episodio tragico che balza sulle colonne della cronaca, ce ne sono mille drammatici che vengono gestiti quotidianamente e che non diventano tragedia. Per fortuna e per il lavoro fatto da tanti. Ma basta questo a farci sentire meglio?