Il countdown è ufficialmente partito e non stiamo parlando di quello scintillante per Capodanno, fatto di bollicine, glitter e promesse che non saranno mai mantenute. Il vero conto alla rovescia, quello che fa tremare, è l’arrivo della Befana che si avvicina inesorabile. La vecchia con una scopa in mano e una calza nell’altra entra in casa senza bussare e chiude definitivamente le feste riportandoci, senza troppi complimenti, alla dura realtà. E lo fa in un modo apparentemente incomprensibile: offrendoti una piccola consolazione zuccherosa prima di gettarti nel baratro della normalità.
Mettiamolo subito in chiaro: la Befana non è come Babbo Natale. Lei non fa sconti. Non scivola giù dal camino con eleganza, ma arriva con le scarpe rotte, un’agenda dove ha segnato “chi non è stato buono” e ci porta il messaggio inequivocabile che tutto ciò che è bello finisce. Con il suo carico di dolci e carbone, ci ricorda che lei sa tutto e non dimentica niente.
Ed è inutile che proviamo a far finta di niente, il ticchettio si sente e anche forte: quello della fine delle ferie, della dieta che ricomincia, della sveglia che suona quando è ancora buio. Un personaggio folkloristico con poteri decisamente troppo reali.
Quando la realtà ha il sapore di caramella mou
Certo, c’è anche il lato positivo, c’è una dignità suprema in questo rito di chiusura: la calza appesa al camino, il sorriso dei bambini (e degli adulti che fingono di essere cresciuti), e quella strana sensazione di “ultimo giro” prima di rimettersi in carreggiata. C’è una bellezza malinconica in quella calza appesa al camino, un’ultima scintilla di magia che fa sorridere anche chi non crede più ai voli notturni. È un po’ come l’ultimo bicchiere dopo una festa: necessario, malinconico, inevitabile. Ci serve per indorare la pillola, per rendere meno traumatico il distacco dai panettoni farciti.
Così, mentre il countdown scorre e la vecchia saggia si avvicina sulla sua scopa low-cost, salutiamo le feste con dignità. O almeno proviamoci. Perché sì, la Befana tutte le feste porta via, ma almeno lo fa con una scopa, una risata e qualche dolcetto per rendere il colpo meno duro. È come una amica onesta che ti riporta alla realtà regalandoti caramelle mou e cioccolatini.
E se non è ironia, questa… allora cos’è? È sicuramente il modo più dolce che lo scorrere inesorabile tempo potesse inventare per dirci: “Vai a lavorare”.
