Divieti sulle sigarette elettroniche: le rendono più attraenti e bloccano introiti miliardari allo stato

È il caso del Regno Unito, ad esempio, dove è già in vigore il divieto di vendere prodotti per il fumo ai nati dopo il 2009

Porre dei divieti sulle sigarette elettroniche è un tentativo che, periodicamente, alcuni stati provano a fare. È il caso del Regno Unito, ad esempio, dove è già in vigore il divieto di vendere prodotti per il fumo ai nati dopo il 2009, con lo scopo di creare la prima generazione smoke-free.

Ma un nuovo divieto riguarderebbe gli aromi per e-cig, per i quali si sta pensando di limitare la varietà di liquidi venduti, con l’obiettivo di ridurre l’attrattività del vaping fra i minori. Ma, tra i possibili pro, ci sono anche dei contro.

Vietare gli aromi gustosi per e-cig? Analisi sulle conseguenze negative

Il proibizionismo e le restrizioni non sono quasi mai la strada migliore da intraprendere. A dimostrarlo sono dei ricercatori dell’Università di Bristol che hanno condotto uno studio dal titolo “Exploring the opinions and potential impact of unflavoured e-liquid on smoking cessation among people who smoke and smoking relapse among people who previously smoked and now use e-cigarettes: findings from a UK-based mixed methods study”. La ricerca si è occupata di calcolare l’impatto negativo che il divieto sugli aromi nei liquidi per sigaretta elettronica potrebbe avere sugli svapatori e che, aspetto ancora più importante, vanificherebbe tutti gli sforzi fatti fino ad ora dai vari governi per ridurre i danni del fumo sulla salute.

Tra i fumatori o ex fumatori che hanno smesso perché sono passati alla sigaretta elettronica e che hanno partecipato alla ricerca, provando a svapare per 4 ore con un liquido non aromatizzato al posto di quello usato di solito, in molti hanno dichiarato di non escludere l’ipotesi di ricominciare a fumare sigarette tradizionali o di non smettere mai di farlo se si limitassero le varietà di gusti negli e-liquid.

Molti svapatori, infatti, utilizzano aromi fruttati e dolci, ma sono anche tanti quelli che preferiscono liquidi al gusto di tabacco o mentolo, dunque meno allettanti per i neofiti del fumo. Ma chi non vuole rinunciare ai gusti più aromatici, ha dichiarato nel sondaggio britannico che si rivolgerebbe al mercato illegale o al fai-da-te.

Il danno non graverebbe soltanto sui produttori certificati di liquidi da svapo e aromi suprem-e, ma anche sulla salute pubblica dei paesi che farebbero entrare in vigore questo divieto. Una buona percentuale di svapatori ha, infatti, ammesso che ricomincerebbe a fumare tabacco se l’offerta sugli aromi fosse limitata.

In definitiva, quello sugli aromi per e-cig sarebbe un divieto su cui esprimere grossi dubbi. Perché se è vero che la maggior parte dei partecipanti allo studio ha riconosciuto l’importanza di prevenire l’uso della sigaretta elettronica da parte dei minori, è anche vero che tanti svapatori credono che limitare gli aromi sortisca l’effetto contrario sui giovani e renderebbe le sigarette elettroniche ancora più attraenti.

Sigarette elettroniche: gli incassi dello Stato

Gli introiti statali derivati dal mercato dello svapo ammontano a cifre esorbitanti. Nel 2021 lo Stato ha incassato quasi 18 milioni di euro dal commercio del vaping, cifra salita a quasi 40 milioni di euro nel 2022. Il motivo di questa crescita del 123,40% è attribuito all’aumento della domanda sui tabacchi (circa 4,88 milioni di kg), con le sigarette elettroniche che fanno da traino: negli ultimi 3 anni, infatti, l’utilizzo delle e-cigarette è salito da 5,69 milioni di kg a circa 12,35 milioni di kg. Il 15,31% del mercato è, infatti, occupato dal consumo di sigarette elettroniche.

In Italia, l’uso regolare o occasionale di sigarette elettroniche copre il 2,4% della popolazione, che corrisponde a 1,2 milioni di persone che prima fumavano tabacco a combustione. Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, infatti, il mercato delle sigarette tradizionali è quello che ha subito la maggiore perdita, ossia del 3,03%.

Sebbene gli studi in merito all’innocuità degli aromi da svapo non abbiano ancora portato a conclusioni certe e definitive, è innegabile che imporre il divieto di vendita degli aromi più gustosi comporterebbe una grande perdita nelle casse dello Stato.