Il prossimo lunedì 2 febbraio, in occasione della festa della Presentazione di Gesù al tempio, la Chiesa di Lecce si stringerà attorno ai suoi religiosi e alle sue religiose per celebrare la Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Un appuntamento che quest’anno assume una sfumatura ancora più urgente e necessaria, racchiusa nel tema scelto per l’edizione 2026: “Semi di concordia e pace nella vita consacrata oggi”.
In un tempo segnato da frammentazioni e conflitti, la vita consacrata si propone non come un’isola felice, ma come un laboratorio di fraternità, capace di offrire una chiave di lettura spirituale al nostro quotidiano.
La celebrazione si articolerà in diversi momenti significativi, partendo dal cuore artistico e spirituale della città.
Il raduno inizierà nella cappella dell’ex seminario arcivescovile in Piazza Duomo. Ad aprire il pomeriggio saranno i saluti di Padre Carmine Madalese, vicario episcopale per la vita consacrata, e di Suor Maria Rita Specchia (Usmi); seguiranno brevi riflessioni che daranno voce alla ricchezza della diocesi: dalla clausura della vita contemplativa all’impegno sociale della vita attiva (maschile e femminile), fino alla testimonianza dell’Ordo Virginum e degli istituti secolari. Un momento centrale sarà il dialogo con l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta. Non un semplice discorso, ma uno spazio di confronto per discernere come essere oggi “sale della terra” nel Salento, agendo come voce profetica all’interno di una Chiesa sinodale.
Uno dei momenti più suggestivi è previsto per le 17:45. Nel silenzio armonioso del chiostro dell’ex seminario, si terrà il rito della benedizione delle candele.
La luce dei ceri accesi guiderà poi la processione verso la Cattedrale, simbolo di una Chiesa che “esce” e porta la luce di Cristo nel mondo. Il percorso culminerà con la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo.
La cittadinanza è invitata a partecipare per riscoprire il valore di chi, nel silenzio o nel servizio attivo, sceglie di essere “seme di concordia” nel nostro territorio. Celebrare la vita consacrata significa, in fondo, celebrare una speranza che non si spegne.
