Il giallo di Ylenia Carrisi. Lo sfogo di mamma Romina ‘Basta speculare sul dolore altrui’

Dopo le ultime indiscrezioni legate alla scomparsa di Ylenia Carrisi, Romina Power rompe il silenzio e lo fa in una lettera aperta rivolta a tutti ‘chiedo, anzi impongo, il silenzio stampa. Per mia figlia’.

Dopo tutte le parole spese da quando l’intraprendenza di un poliziotto specializzato in ‘Cold case’ e le parole di un serial killer noto come ‘Happy face’ hanno aperto una nuova pagina nel mistero della scomparsa di Ylenia Carrisi, sorprendono – e non poco –  le dichiarazioni di Romina  Power contenute in una dolorosa lettera, scritta di getto, non a caso il giorno in cui la figlia avrebbe compiuto 45 anni.
 
Delle indiscrezioni che hanno tenuto banco in questi ultimi giorni e che hanno riportato il caso alla ribalta della cronaca italiana, Romina, che si trovava a Los Angeles, non sapeva nulla. Così, una volta atterrata a Roma, vedendo le copertine dei giornali che parlavano delle nuove rivelazioni, la donna ha voluto precisare di non aver mai sentito parlare della possibilità che la primogenita di casa Carrisi potesse essere la ‘Suzanne’ uccisa dal criminale seriale mentre faceva l’autostop. Nulla saprebbe anche dell’analisi del dna, cui tutta la famiglia si sarebbe sottoposta.
 
Una volta giunta in albergo, ha preso carta e penna per lanciare un disperato grido di madre ferita, chiedendo il silenzio stampa:
 
«Basta! Cara stampa, torno in Italia per rimanere paralizzata davanti a un’edicola. Ci sono tante disgrazie nel mondo quotidianamente, ma, consapevolmente speculare sul dolore altrui, lo trovo la più grande bassezza. Si dà per certo ciò che non lo è, pur di fare del becero sensazionalismo, pur di vendere e guadagnare qualche sporca moneta. Chi compila quelle “notizie” avrà pure una famiglia, avrà pure un po’ di empatia, come si fa a non avere più cuore? Un cuore per una famiglia che soffre da anni. Basta speculazioni! Basta attività! Una madre chiede, anzi impone, il silenzio stampa. Per mia figlia, la mia Ylenia Carrisi. Basta!».



In questo articolo: