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La proposta: aprire il carcere alla cittadinanza

by Redazione
24 Agosto 2017 14:33
in Attualità
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“Proponiamo di aprire il carcere di Lecce alla cittadinanza facendo conoscere in concreto la realtà carceraria, le sue carenze strutturali, le difficoltà operative e quant’altro possa essere realmente messo a conoscenza diretta del cittadino che deve rendersi partecipe di ciò che accade all’interno dei penitenziari.” E’ la richiesta avanzata congiuntamente dalla UIL PA Penitenziari  con il suo Segretario Provinciale Diego Leone e dall’Associazione Ambiente e/é Vita con il responsabile provinciale Avv. Leonardo Calò   che denunciano lo stato di abbandono del mondo Penitenziario da parte di tutte le Istituzioni locali Comune e Provincia, ma soprattutto Regionali.

L’Amministrazione Penitenziaria di Lecce oggi – si legge nella nota – ha già iniziato a rompere il muro di silenzio che da sempre caratterizza tutte le strutture d’Italia, non meno quella di Lecce, ma si potrebbe fare di più coinvolgendo tutte le associazioni che affrontano nei loro lavori, i diritti dell’uomo in generale. La struttura leccese nata nel 1997 come carcere all’avanguardia è oggi divenuta assieme alle altre strutture penitenziarie d’Italia, una vera e propria “discarica sociale”.

Allo stato attuale, i Poliziotti Penitenziari, sono abbandonati e costretti a sopperire alle carenze strutturali ed operative dovute al sovraffollamento e ai tagli lineari imposti dal Governo centrale. Le strutture penitenziarie sono una zona franca dove tutto ciò che è illegale, sotto il profilo dei diritti umani, diviene automaticamente nella norma. I diritti umani sono quotidianamente calpestati e dimenticati, come se il pianeta carcere fosse un luogo chiuso in se stesso; un luogo da tenere quanto più lontano possibile dagli occhi e dalla conoscenza di chi ignora le reali situazioni del vivere in carcere.

L’espiazione della pena deve essere considerata sia sotto l’aspetto della giusta detenzione ma anche, sotto l’aspetto dei diritti dei lavoratori. La denuncia che oggi vogliamo pubblicare – concludono – va oltre i soliti numeri statistici più volte comunicati,  ma induce a far comprendere la non più tollerabile attesa da parte di chi potrebbe incisivamente fare il proprio dovere al fine di realizzare dei modelli di detenzione diversi, che garantiscano di riflesso meno affollamento penitenziario, meno tensione, meno brutture.

Tags: emergenza-carceri
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