Immagina un Montana maestoso, dove le montagne svettano come guardiani silenziosi e i cavalli galoppano liberi su praterie infinite. È qui che Yellowstone ti scaraventa. Nella serie tv creata da Taylor Sheridan il paesaggio non fa da sfondo al mix coinvolgente di dramma familiare, intrighi politici e sparatorie senza quartiere, è il protagonista. Proprio come John Dutton (un monumentale Kevin Costner), il patriarca del più grande ranch d’America, che difende il suo impero da speculatori immobiliari, nativi ribelli e persino dal governo federale.
La forza di Yellowstone sta nei suoi personaggi scolpiti nel granito. Costner è magistrale nel ruolo del patriarca inflessibile Dutton: un cowboy stoico, un uomo d’altri tempi spietato con i nemici ma tenero con i suoi quattro figli tormentati, fragili, rabbiosi. Beth (Kelly Reilly), la figlia prediletta, è una furia in tacchi alti – una femme fatale che alterna battute taglienti a vendette sanguinose. Poi c’è Kayce (Luke Grimes), diviso tra l’amore per la sua famiglia nella riserva e la fedeltà al sangue dei Dutton, e Jamie (Wes Bentley), l’avvocato debole che tradisce la famiglia per ambizione. E poi c’è Rip Wheeler (Cole Hauser), il braccio destro di John, l’uomo che fa il “lavoro sporco”. La sua lealtà assoluta e la sua storia d’amore con Beth sono il cuore pulsante della serie.
Dal punto di vista tecnico, la serie è un trionfo. Le riprese en plein air catturano la bellezza aspra del West. La regia indugia sui paesaggi con rispetto quasi religioso, ricordandoci costantemente ciò che è davvero in gioco: una terra bellissima, selvaggia, e sempre più minacciata dalla modernità. La trama accelera man mano: la prima stagione introduce il ranch Dutton come un fortino assediato, mentre le successive – fino alla quinta, l’ultima che chiude il cerchio – alzano la posta con twist che ti lasciano a bocca aperta. Certo, non manca qualche cliché, ma è proprio questo il fascino: Yellowstone non pretende di essere arte alta, ma lo è. E ti tiene incollato allo schermo per ore.
Se amate i personaggi complessi, i paesaggi mozzafiato e le storie dove i “buoni” sono solo una sfumatura di grigio leggermente più chiara degli altri, il ranch dei Dutton è il posto che fa per voi. E una volta conclusa, se ne sentirete la mancanza, ci sono gli spin-off come 1883 e 1923 che confermano Sheridan come re del neo-western. In un mondo di serie tiepide, Yellowstone è un pugno nello stomaco: cruda, epica, indimenticabile.
Voto: 9/10 – Perfetta per chi sogna di cavalcare all’orizzonte, ma odia i finali prevedibili.
