L’episodio principale dell’inchiesta è proprio l’agguato del 16 maggio del 2016 ai danni di Gianni Calignano, raggiunto da un colpo d’arma da fuoco. Il 28enne si sarebbe intromesso in dinamiche estorsive che non lo includevano, nel ruolo di “protettore”.
L' inchiesta prese il via dalla denuncia presentata nel gennaio del 2017, dai genitori della presunta vittima. La ragazza sarebbe stata adescata per strada, con le promesse di piccoli regali.
In una lettera indirizzata al procuratore capo Leonardo Leone De Castris, dopo una precedente ritrattazione, sostiene che le dichiarazioni rese nel febbraio del 2015, corrispondevano al vero.
La brutale esecuzione di madre e figlia avvenne il 20 marzo del 1991 a Parabita. L'imputato risponde del reato di duplice omicidio volontario finalizzato ad agevolare l'associazione mafiosa.
G. M., volto già noto alle forze dell’ordine, venne tratto in arresto nell'ottobre del 2017, dai carabinieri di Nardò, a seguito dell'ordinanza emessa dal gip di Lecce.
L'imputato rispondeva dei reati di violenza sessuale, stalking, lesioni e furto aggravato. I fatti contestati si sarebbero verificati a Racale nel 2011.
Il gip respinge la richiesta di revoca avanzata dal collegio difensivo di Tap. Il giudice, attraverso un'apposita ordinanza, ha fissato la data del 24 aprile per il conferimento dell'incarico ai periti.
Il 18enne di Montesardo è accusato di omicidio volontario con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti e futili e di aver agito con crudeltà, per la morte della fidanzata
La vicenda vedrebbe il coinvolgimento di politici locali, sindacalisti e alcuni personaggi legati alla Sacra Corona Unita. Ricordiamo che in unaprecedente udienza, il “grande accusatore” Gianluigi Rosafio si è costituito parte civile.