​Detenzione di materiale pedopornografico ed evasione: ex carabiniere finisce sotto processo

Dino Maglio, 38enne di Surbo, era stato già condannato a sei anni e sei mesi di reclusione, con rito abbreviato, dal Tribunale di Padova con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazza straniera che si trovava in Italia.

Nuovi guai giudiziari per l'ex carabiniere Dino Maglio. Il 38enne di Surbo è finito sotto processo con l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico, con l'aggravante dell'ingente quantità, ed evasione. Il gup Michele Toriello nella mattinata odierna ha rinviato a giudizio l'imputato che dovrà presentarsi, il prossimo 4 ottobre, innanzi ai giudici della prima sezione collegiale per l'inizio del processo. Maglio è assistito dall'avvocato Ivan Feola.
  
L'ex carabiniere, nel giugno 2016, fu trovato in possesso di circa duecento filmati e fotografie dal contenuto pedopornografico. L’uomo si trovava ristretto ai domiciliari, per un'altra condanna, nella sua abitazione di Surbo su ordinanza del Tribunale del Riesame di Venezia, emessa l'anno prima. Ad insospettire i militari, una foto postata su Facebook che lo ritraeva in spiaggia, in compagnia della fidanzata. A quel punto, i carabinieri della stazione di Surbo si recarono a casa sua per arrestarlo con l'accusa di evasione. Nell'occasione, vennero perquisiti i computer ed i telefoni cellulari. Fu la successiva consulenza informatica a svelarne il contenuto compromettente.
  
Nell'ambito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Maria Rosaria Micucci emergerebbero, inoltre, vari episodi di allontanamento dai domiciliari, tra gennaio e giugno del 2016. Come se non bastasse, Maglio avrebbe infranto il divieto di comunicare con persone diverse dai suoi familiari, in numerose circostanze. Avrebbe più volte ospitato presso la propria abitazione una donna con cui aveva intrapreso una relazione sentimentale, i genitori, ed un'amica di quest'ultima. Inoltre, sarebbero emersi una serie di contatti telefonici e chat, con essi ed altre persone.
  
Dino Maglio era stato già condannato a sei anni e sei mesi di reclusione, con rito abbreviato, dal Tribunale di Padova con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazza straniera che si trovava in Italia. Maglio venne denunciato da una sedicenne australiana che lo accusava di stupor, dopo essere stata sua ospite insieme alla madre e alla sorella.
  
L'ex carabiniere avrebbe drogato la ragazza con un cocktail di limoncello e pastiglie a base di benzodiazepine, per poi violentarla. L’uomo si faceva chiamare Leonardo, adescava le sue vittime su Couchsurfing, la piattaforma che offre un servizio gratuito di scambio di ospitalità. In questo modo, entrava in contatto con le turiste, le ospitava in casa e le drogava con narcofarmaci per avere dei rapporti sessuali con loro.
  
A febbraio 2016, arrivarono le denunce di altre 14 ragazze: tutte sue ospiti, nei dintorni di Padova e per lo più giovani straniere, contattate sempre tramite il sito Couchsurfing, che avevano subito lo stesso trattamento della ragazza australiana. A metà giugno 2017, si è chiusa l’inchiesta bis sull'ex carabiniere, già sospeso dal servizio nel 2014. 



In questo articolo: