​Pressioni per la sanatoria della villa di sua moglie? L’ex sindaco di Vernole Mario Mangione sotto processo

Il gup ha fissato la data d’inizio del processo per il 14 dicembre, innanzi al collegio di giudici della seconda sezione penale. Mangione e la moglie rispondono dell’accusa di abuso d’ufficio. Il sostituto procuratore aveva chiesto l’archiviazione.

Arriva il rinvio a giudizio per l'ex sindaco di Vernole Mario Mangione, in merito alle presunte ingerenze sull'abbattimento di una villa appartenente alla moglie. Il gup Simona Panzera ha fissato la data d'inizio del processo per il 14 dicembre, innanzi al collegio di giudici della seconda sezione penale.
  
Mangione e la moglie rispondono dell'accusa di "abuso d'ufficio". Entrambi sono assistiti dagli avvocati Francesco Baldassarre e Andrea Sambati. Ricordiamo che in precedenza, il sostituto procuratore Angela Rotondano (la quale aveva ereditato il fascicolo dal collega Antonio Negro) aveva chiesto l'archiviazione del procedimento. Il gip attraverso apposita ordinanza, dispose però l'imputazione coatta per tutti e due, al fine di approfondire il ruolo e altre presunte forme di coinvolgimento del Mangione in "concorso" e della moglie come proprietaria della villa. Invece, nell'udienza preliminare del marzo scorso, è finito sotto processo l'ex responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Vernole. Il gup Cinzia Vergine ha, infatti, rinviato a giudizio Antonio Castrignanò, 60enne di Melendugno. 
  
Castrignanò in carica dal 2008 al 2014 avrebbe messo in atto, secondo la Procura, una sorta di sanatoria; dunque un provvedimento con cui applicava l'articolo 34 del c.p., che "consente di mantenere le opere costruite abusivamente, nel caso in cui la demolizione costituisca un pregiudizio per la parte legittimamente realizzata". L'atto prevedeva solamente una sanzione pecuniaria. La Procura sosteneva però che l'area in cui sorgeva la villa era sottoposta a vincolo paesaggistico (rimosso dal Pug) e non poteva applicarsi il suddetto articolo. L'uomo, difeso dall'avvocato Silvestro Lazzari, rispondeva dei reati di "abuso d'ufficio" e "falso ideologico in atto pubblico".
  
Per il gip che ha successivamente disposto l'imputazione coatta a carico dell'ex sindaco di Vernole quest'ultimo avrebbe avuto un ruolo nella vicenda "in concorso".  Risponderebbe di abuso d'ufficio per le presunte ingerenze nel rilascio della sanatoria.
  
I difensori di Mangione, gli avvocati Baldassarre e Sambati hanno però sempre sottolineato, anzitutto, come all'epoca dei fatti, non fosse più sindaco di Vernole. Non solo, avrebbero sostenuto la mancanza di qualunque forma di condizionamento per ottenere la sanatoria. Durante le indagini vennero ascoltati otto dipendenti comunali e un componente della commissione del paesaggio, che avrebbero escluso il coinvolgimento di Mangione nella vicenda. L’ex primo cittadino non avrebbe mai chiesto neanche informazioni sulla pratica. Soprattutto vi fu la consulenza del perito nominato dalla Procura che avrebbe affermato come l'immobile costruito da Mangione e da sua moglie poteva beneficiare della sanatoria.



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