​Ricattato per messaggi a sfondo sessuale: due complici condannati a 2 anni e 6 mesi ciascuno

La condanna è stata inflitta nei confronti di un 54enne di Copertino e un 45enne di Melpignano. La vittima della tentata estorsione risultava, allo stesso tempo, imputato nel processo con l’accusa di molestie. M.V. è stato però assolto perché il fatto non sussiste.

Sarebbe stato ricattato da due complici per l'invio di alcuni messaggi a sfondo sessuale e i presunti estorsori sono stati entrambi condannati. Il giudice monocratico Marcello Rizzo della seconda sezione penale ha inflitto la pena di 2 anni e 6 mesi nei confronti di G.L. 54 anni di Copertino e A.G. 45enne di Melpignano. È stato disposto dal Tribunale anche il pagamento di una multa di 500 euro e il risarcimento del danno di 5.000 euro, a carico di ciascuno di essi.
   
I due complici dovranno corrispondere tale somma a M.V. di Diso, costituitosi parte civile. La vittima della tentata estorsione risultava, allo stesso tempo, imputato nel processo con l'accusa di molestie. M.V. è stato però assolto "perché il fatto non sussiste".  In questo caso, G.L. e A.G. si erano costituiti, a loro volta, parte civile. Infine, il giudice ha disposto la ritrasmissione degli atti al pubblico ministero per ciò che riguarda la posizione di un testimone.
   
L'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Francesca Miglietta prese il via a seguito della denuncia presentata prima da M.V., con l'accusa di tentata estorsione, e poi dai due complici che depositarono una controquerela per molestie. Secondo l'accusa, un bigliettaio in servizio presso la stazione di Lecce, affetto da una forma di zoppìa, sarebbe stato adescato da due persone che si recarono direttamente al suo sportello, nei primi mesi del 2011.
   
Con il pretesto dell'acquisto di un biglietto ferroviario attaccarono " bottone" con il dipendente, ottenendo lo scambio dei numeri di telefono. Dopo circa nove mesi, si sarebbero rifatti vivi. La donna avrebbe ricontattato il bigliettaio sul cellulare, mostrandosi dispiaciuta per il fatto che lui non l'avesse mai chiamata. A quel punto, A.G. e M.V. avrebbero instaurato un'intensa corrispondenza fatta di sms a sfondo erotico, con inequivocabili allusioni di natura sessuale. Alla fine di settembre del 2011, G.L. e A.G. si ripresentarono in stazione, ma, questa volta, con fare minaccioso. I due chiesero al bigliettaio di corrispondere la somma di 2.000 euro.
   
Nel caso di un suo rifiuto, lo avrebbero denunciato per stalking all'Autorità Giudiziaria. A quel punto, invece, la vittima del tentativo di estorsione avrebbe denunciato entrambi presso gli uffici di Polizia Ferroviaria.
  
Il giorno fissato per il pagamento della somma pattuita ai ricattatori, M.V. si presentò all'appuntamento. I due ribadirono la richiesta di denaro, sebbene con toni meno perentori. Presumibilmente, avevano intuito che gli era stata tesa un'imboscata. Gli uomini del distaccamento di polizia giudiziaria della Procura, assieme ai colleghi della polizia ferroviaria si erano appostati, provvedendo a registrare la conversazione.
   
In fase di dibattimento, i tre protagonisti della torbida vicenda sono sono stati ascoltati sia come imputati che come testimoni.  Nell'ambito della discussione in aula, i difensori di G.L. e A.G. gli avocati Giuseppe e Michele Bonsegna ed Andrea Bianco hanno evidenziato la mancanza di prove, in merito al tentativo di estorsione. Invece, hanno sottolineato come M.V. avesse effettivamente molestato A.G. arrivando  ad inviarle circa novanta messaggi.
 
La tesi difensiva del legale del bigliettaio, l'avvocato Angelo Oliva, invece, si è basata sull'assunto che vi fosse stato un fitto, ma reciproco scambio di messaggi. Inoltre, non ci sarebbero dubbi, secondo la difesa, sul tentativo di adescamento a danno del bigliettaio di Diso, costretto poi a subire la tentata estorsione.



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