Atti persecutori verso la moglie, 50enne di Veglie condannato a 1 anno e 2 mesi

Il Tribunale ha disposto anche il risarcimento del danno, da quantificarsi in separata sede e una provvisionale per la vittima. Il 50enne di Veglie J.P.S rispondeva dei reati continuati di maltrattamenti in famiglia e di stalking, ma per la prima ipotesi è stato assolto.

Atti persecutori nei confronti della ex moglie, tramite appostamenti e incessanti messaggi minatori.
  
Il giudice monocratico Silvia Minerva ha condannato il 50enne di Veglie J.P.S. ad 1 anno e 2 mesi per il reato continuato di stalking, relativamente ad alcuni episodi.
  
L'imputato è stato invece assolto, "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di maltrattamenti in famiglia. Il vpo d'udienza Maria Ligorio ha invocato per l'imputato una condanna a 3 anni per entrambi i capi d'imputazione. Il Tribunale ha disposto anche il risarcimento del danno, da quantificarsi in separata sede e una provvisionale di 7.000 euro per la ex moglie (è separata dal marito da circa un anno). Questa si è costituita parte civile con l'avvocato Florindina De Carlo.
  
Invece, il difensore dell'imputato, l'avvocato Chiara Spagnolo ha chiesto l'assoluzione con formula piena per J.P.S. sottolineando la mancanza di "procedibilità per difetto di querela" per alcuni episodi di stalking (istanza accolta dal giudice) e l'inattendibilità di alcuni testimoni e della persona offesa, che avrebbe agito spinta da "vendetta " nei confronti dell'ex marito.
  
Secondo l'accusa, rappresentata dal pm Carmen Ruggiero, invece, J.P.S. sarebbe colpevole di svariate violenze, commesse tra le mure domestiche ai danni della coniuge. Questi episodi, spesso sarebbero stati "favoriti" dall'abuso di alcool.  Egli, ritiene la Procura, fino al maggio dello scorso anno, avrebbe maltrattato la moglie. Anzitutto picchiandola ripetutamente con calci e pugni, ma anche  accompagnando le violenze con espressioni ingiuriose nei suoi confronti, del tipo "devi uscire di casa altrimenti faccio una strage". In un'occasione, in seguito a percosse, le avrebbe provocato lesioni multiple al braccio, alla spalla e all'occhio. Non solo, poiché avrebbe schiaffeggiato la figlia che tentava di fermarlo.
  
La vittima inizialmente avrebbe continuato a vivere sotto lo stesso tetto con il suo aggressore. In seguito, avrebbe intrapreso il giudizio per la separazione. La vicenda non si sarebbe chiusa qui però. Infatti, J.P.S si sarebbe appostato con la macchina vicino ai luoghi di lavoro frequentati dalla donna o presentato presso l'abitazione, dove ella era ospite inveendo contro di lei.  Inoltre, l'avrebbe tempestata di messaggi telefonici minacciosi e offensivi.
  
La donna presento in seguito due querele e successive integrazioni presso i Carabinieri di Veglie. Nel gennaio 2017, J.P.S venne raggiunto da un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.



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