Bancario leccese muore per incidente stradale, donna di Lequile condannata per omicidio colposo

Il Gup Giovanni Gallo, nell’udienza preliminare del processo ad una donna di Lequile, accusata di omicidio colposo in un incidente stradale, è stata condannata ad 1 anno e 4 mesi, pena sospesa, dopo che il suo legale, l’avv. Arturo Pallara aveva chiesto il patteggiamento.

Travolse un uomo a bordo di una vespa, provocandone la morte e con l'accusa di omicidio colposo, la 44enne di Lequile F.D.V. è stata condannata ad 1 anno e 4 mesi.

Nella mattinata di oggi, si è celebrata dinanzi al Gup Giovanni Gallo, l'udienza preliminare del processo a carico della donna che alla guida della propria macchina, nel primo pomeriggio del 21 febbraio 2014, urtò violentemente (probabilmente anche per l'asfalto, reso viscido dalla pioggia caduta nei giorni precedenti), il motociclo guidato dal bancario leccese Luigi Adriano Macculi.

Quest'ultimo stava percorrendo una strada parallela alla superstrada Lecce-Gallipoli, in direzione del capoluogo, ed era diretto verso casa quando fu coinvolto nel terribile incidente stradale, a causa del quale, nonostante il soccorso tempestivo degli uomini del 118, morì poco tempo dopo.

Il Gup Gallo, tenendo conto del patteggiamento concordato dal legale dell'imputato Arturo Pallara  con il Pubblico Ministero Paola Guglielmi, ha emesso una condanna inferiore alla richiesta di 2 anni invocata dal PM titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Antonio Negro.

Il giudice dell'udienza preliminare, pur condannando la donna ad un 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) per "omicidio colposo" ha tenuto conto delle "attenuanti generiche equivalenti", dunque dell'incensuratezza della vittima e della responsabilità concorsuale dell'incidente; infatti, la perizia disposta dal giudice ed eseguita dall'ingegnere Carati, ha evidenziato l'aspetto del "concorso" della parte offesa, nella dinamica dell'incidente. La vespa, guidata dal Macculi era in una posizione leggermente a sinistra e dunque indirizzata verso il centro della carreggiata, rendendo meno agevole il sorpasso. La 44enne a bordo della autovettura, però procedeva a circa 85 chilometri orari, e non nei limiti dei 50 consentiti e tentava di superare la vespa, nonostante vigesse in quel punto della strada, il divieto di sorpasso.

In seguito alla suddetta perizia, è stato stabilito che il risarcimento dei danni della macchina fosse a totale carico della compagnia assicurativa ed i parenti della vittima hanno rinunciato a costituirsi parte civile.



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