Chiusa l’inchiesta sulle presunte tangenti per il filobus, indagati Massimo Buonerba e il progettista

La chiusura dell’inchiesta è stata notificata a Massimo Buonerba che risponde del reato di concussione e a Giordano Franceschini, progettista del filobus, per il quale si ipotizza l’accusa di truffa aggravata; nel registro degli indagati compaiono anche altre nove persone.

La delicata indagine sulle presunti tangenti versate per la realizzazione del filobus è giunta a termine. L'avviso di conclusione, a firma del procuratore Capo Cataldo Motta e dell’aggiunto Antonio De Donno è stato notificato dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria ai due principali protagonisti dell'inchiesta.
 
Anzitutto, Massimo Buonerba, 64enne leccese, difeso dall’avvocato Sabrina Conte,che all’epoca dell’aggiudicazione dei lavori, ricopriva l’incarico di consulente giuridico del sindaco Adriana Poli Bortone. Egli risponde del reato di concussione ed è considerato il “deus ex machina" dell'operazione.
 
Giordano Franceschini, 49 anni, di Perugia, progettista del filobus e suo grande accusatore, difensori Andrea Sambati e David Brunelli, quest’ultimo del Foro di Perugia. Per lui, invece, la Procura leccese ipotizza laccusa di truffa aggravata.
 
Da quanto emerso nel corso delle indagini, Buonerba avrebbe ricevuto da Franceschini, 659mila euro, in cambio dellincarico: 186 mila euro, subito dopo l’aggiudicazione dei lavori della ditta Ati (scelta da Franceschini). Le altre tangenti, per un totale di 473mila euro, però, sarebbero state versate in diverse tranche, anche quando il professore leccese non ricopriva più l’incarico di consulente del sindaco, in un arco temporale che andava dal 2006 al 2009.
 
Sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, non appena l’Ati, si aggiudicò la gara d’appalto per la realizzazione del sistema filoviario di Lecce, la società P.S.G.R., amministrata da Franceschini, avrebbe intascato una fattura di 12mila euro nel dicembre del 2008 per opere relative alla realizzazione del filobus, mai realizzate. E poi ci sarebbe un’altra fattura emessa dalla P.S.G.R. per 120mila euro con cui la società chiedeva il rimborso alla Sirti.
 
Nel registro degli indagati compaiono anche altre nove persone: Federico De Vittori, faccendiere di Lugano; Angelo, Renata e Olivier Ferrari di Porto Ceresio; Nicoletta Messina; Giorgio Zoboli, imprenditore di Bologna; Roberto Buonerba, figlio del professore; gli imprenditori umbri Giampiero Della Massa e Dario Fabbriciani.
 
Ricordiamo che l'indagine leccese rappresenta soltanto uno dei due tronconi da cui è composta l'intera vicenda giudiziaria. Nelle scorse settimane, infatti, l’inchiesta sul filobus si è sdoppiata e alcuni atti di sono stati inviati alla Procura di Milano, con tutti i nomi degli indagati accusati di riciclaggio. Gli inquirenti, negli ultimi mesi, hanno individuato questo reato, accertando passaggi di denaro, frutto di tangenti.
 
In tal senso, sono stati sequestrati dai colleghi svizzeri che indagavano sui "flussi sospetti", circa 2 milioni e 800 mila euro depositati, in banche elvetiche. Adesso sarà appunto la Procura di Milano a decidere come muoversi e quale iter seguire, dovendo anche fare i conti con dei tempi "stringenti" poiché nel frattempo i reati,  potrebbero finire in prescrizione.



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