Colpì al volto atleta leccese durante un incontro, a giudizio

Dario Bruno, atleta di Lizzanello, si costituè¬ parte civile dichiarando di essere stato colpito al volto quando era a terra e dopo lo stop dell’arbitro, durante un match di kick boxing. Per questo motivo è¨ stato rinviato a giudizio un 26enne atleta ucraino

Succede a volte che una normalissima e sana competizione sportiva, che dovrebbe rispettare tutti i canoni di lealtà e sani principi di uguaglianza e fratellanza, si trasformi in tragedia o comunque in qualcosa che nulla a che vedere con i valori sportivi per eccellenza. Episodi che riscontriamo sempre più spesso nel calcio di casa nostra, nel nostro sport nazionale per eccellenza, ma che, per una volta, riguardano uno di quelli sport che tanto sbandierano la loro superiorità dal punto di vista della correttezza e della lealtà sportiva.

Parliamo della kick boxing, sport di combattimento nato ovviamente in Asia, ma molto diffuso anche nei ring nostrani, in cui si usano mani e gambe per attaccare l’avversario. Questi combattimenti, di solito, presuppongono l’essere crudi, cruenti, “cattivi” dentro il ring, ma poi gli abbracci, le strette di mani ed un “terzo tempo” rugbystico, fuori dal ring. Non sempre però. Qualche tempo fa, infatti, durante un combattimento un atleta si macchiò di un gesto vile e scorretto che ora potrebbe costargli caro.

Il gup di Lecce Giovanni Gallo, infatti, ha rinviato a giudizio un atleta ucraino di kick boxing, Artur Petrik, di 26 anni, residente a Matera, per aver causato lesioni con un calcio al volto ad un avversario. Quest'ultimo, Dario Bruno, di Lizzanello, si è costituito parte civile perché lamentò il fatto di essere stato colpito mentre era a terra, con l'arbitro che aveva già interrotto il match. Bruno perse i sensi riportando traumi (cranico e facciale), distorsione cervicale, ferita lacero-contusa e vertigini.