Nel silenzio apparente delle abitudini quotidiane, a volte, si nascondono storie che crescono nell’ombra fino a trasformarsi in incubi. Succede quando un limite non viene rispettato e la cronaca non racconta di una infatuazione, ma di un reato. È quanto accaduto a Lecce, dove una “cotta” non corrisposta si è progressivamente trasformata in una spirale di comportamenti, culminata con l’intervento della Polizia di Stato. Gli agenti, nei giorni scorsi, hanno bussato alla porta di un 28enne, di origini gambiane, stringendo tra le mani un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della locale Procura della Repubblica. L’uomo, stando a quanto scritto nel provvedimento, dovrà rispettare un divieto di avvicinamento: non potrà avvicinarsi ad una donna di cui si era infatuato perché accusato di atti persecutori e furto aggravato . Le indagini sono scattate dopo la denuncia della vittima che ha raccontato agli uomini in divisa quanto era stata costretta a subire. Numerose chiamate e messaggi, visite “improvvisate”, quasi quotidiane, non lontano dalla sua abitazione o dal luogo in cui lavorava e continui “incontri” che le hanno causato uno stato di ansia e la paura che potesse accaderle qualcosa. Timori che hanno costretto la donna non solo a cambiare le sue abitudini, private e lavorative, putroppo invano.
Dalla conoscenza alla paura
Tutto sarebbe cominciato quando i due si erano incontrati in un contesto apparentemente neutro: una scuola frequentata dall’uomo, nella quale la donna lavorava come insegnante. Da quella conoscenza, era nata un’attenzione insistente e mai ricambiata. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe iniziato a tempestare la vittima di chiamate e messaggi, presentandosi senza preavviso nei posti da lei abitualmente frequentati. Una presenza costante, quasi quotidiana, che nel tempo ha generato nella donna un stato di ansia e paura, al punto da costringerla a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e persino a cambiare luogo di lavoro, nel tentativo – purtroppo vano – di sottrarsi a quelle attenzioni indesiderate.
Un’escalation nonostante l’ammonimento
Le indagini hanno ricostruito una escalation di comportamenti che non si è fermata nemmeno dopo un primo intervento delle autorità. Già nel giugno 2024, infatti, il 28enne era stato destinatario di un ammonimento formale da parte del Questore di Lecce, con l’invito esplicito a cessare ogni condotta persecutoria.
Un richiamo rimasto inascoltato. Anzi, secondo quanto accertato, l’uomo avrebbe continuato fino a compiere un gesto ancora più grave: sottrarre il telefono cellulare alla donna per impedirle di contattare le forze dell’ordine, dopo l’ennesimo rifiuto alle sue avances.
La misura cautelare: distanza e controllo
Alla luce dei riscontri raccolti, l’autorità giudiziaria ha disposto una misura cautelare stringente: il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei frequentati, con l’obbligo di mantenere una distanza minima di 1000 metri. A ciò si aggiunge l’applicazione del braccialetto elettronico e il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione con la vittima.
La presunzione di innocenza
Come previsto dalla legge, è doveroso precisare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. I provvedimenti adottati non implicano alcuna responsabilità definitiva: l’uomo indagato deve essere considerato non colpevole fino a eventuale sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.
