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Falsità ideologica per il testamento di un uomo malato, per il notaio arriva la condanna a 2 anni

by Angelo Centonze
14 Febbraio 2019 13:27
in Cronaca
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Il testamento riportava le ultime volontà di un uomo affetto da demenza senile e incapace di esprimersi sulle donazioni agli eredi.

È l’accusa rivolta al notaio Sergio Gloria, accolta dalla Corte di Appello, che ha condannato il 73enne di Carmiano a due anni (pena sospesa e non menzione) I giudici hanno anche concesso  le attenuanti generiche. Invece, l’imputato dovrà risarcire la parte civile, assistita dall’avvocato Davide Pastore, in separata sede. Inoltre, Gloria rispondeva dell’accusa di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Dunque, dopo la decisione maturata in Appello, il testamento risulta invalidato.

Sergio Gloria è difeso dal legale Gianluca Retucci, il quale una volta depositate le motivazioni, potrebbe proporre ricorso in Cassazione.

In precedenza, il vice procuratore generale Salvatore Cosentino aveva chiesto a sua volta la condanna. Infatti, la Procura Generale e una figlia dell’uomo, costituitasi parte civile, avevano proposto ricorso avverso la prescrizione del reato a carico del notaio, stabilita in primo grado da giudice monocratico Fabrizio Malagnino. Quest’ultimo escludendo l’aggravante, riteneva estinto il reato per intervenuta prescrizione.

L’inchiesta

I fatti risalgono al lontano marzo del 2006. Gloria, secondo l’accusa, avrebbe attestato il falso, sia nel testamento pubblico che nell’atto di donazione di una coppia di coniugi di Trepuzzi, in favore di una delle figlie. In particolare, il notaio si sarebbe occupato di redigere personalmente gli atti (alla presenza di testimoni), poiché l’uomo risultava affetto da malattia (è deceduto alcuni anni fa). In realtà – ritiene la Procura e un’altra figlia in qualità di parte civile- quest’ultimo non aveva i requisiti di legge (poiché affetto da demenza senile) per esprimere le complesse volontà testamentarie, disposte con i suddetti atti pubblici.

L’altra indagine

Il notaio Sergio Gloria, inoltre, risulta indagato nell’inchiesta “favori &giustizia”, ma la sua posizione è stata stralciata e si avvia presumibilmente verso l’archiviazione.

Nell’ordinanza, il gip afferma che Arnesano si metteva a disposizione degli amici di Siciliano, come nel caso della vendita a prezzo di estremo favore, di una grossa imbarcazione da parte di quest’ultimo. Per questo episodio, Gloria rispondeva di falso in atto pubblico (in concorso con Arnesano e Siciliano). Dalle conversazioni intercettate in ambientale risultava poi che, il pm avrebbe pagato la barca in contanti, presentandosi alla stipula dell’atto con mazzette di banconote per complessivi 28.000 euro, tenute insieme da elastici.

Il Tribunale del Riesame, però ha accolto il ricorso della difesa ed ha annullato l’accusa di falso per tutti gli indagati.

Tags: falsità-ideologica
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