Omicidio Afendi, la Procura chiede l’ergastolo per Lucio Sarcinella

Processo nell’aula bunker di Lecce: il PM invoca il massimo della pena per l’assassino reo confesso de “L’Immortale”. Contestata la premeditazione

La Procura chiede l’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione nel corso del processo sull’omicidio di Antonio Amin Afendi, ritenuto dagli investigatori un personaggio di spicco della criminalità organizzata del Basso Salento e freddato nel marzo del 2024, con tre colpi di pistola nel centro di Casarano (era già scampato in precedenza ad un agguato). 

Questa mattina, ha preso la parola il pm Giovanna Cannarile, alla presenza dell’altro pm Rosaria Petrolo, che ha condotto le indagini, davanti alla Corte d‘Assise di Lecce (presidente Pietro Baffa, a latere Luca Scuzzarella e giudici popolari), presso l’aula bunker di Borgo San Nicola. Il pm Cannarile della Direzione Distrettuale Antimafia, nel corso di circa due ore di requisitoria, ha ricostruito quanto accaduto quel giorno e le varie tappe della vicenda. In particolare si è soffermata sul momento in cui Sarcinella esplose i tre colpi di pistola nei pressi di un bar affollato di gente all’indirizzo di Afendi. Il pm Cannarile ha sottolineato: “Non vi sono dubbi sulla responsabilità di Sarcinella e sulla scorta delle testimonianze è emersa la figura di Sarcinella come un soggetto perfettamente lucido”. E si e’ soffermata sull’ aggravante della premeditazione, affermando: “Pur avendo avuto occasione di abbandonare il suo proposito delittuoso, anziché desistere con perfetta lucidità porta a compimento il proposito con sconcertante freddezza. Sarcinella si era procurato l’arma e conosceva le abitudini di Afendi”. Riguardo al movente ha parlato dei precedenti  dissidi  che hanno fatto maturare il proposito, portandolo a premeditare l’omicidio. Ed al termine della requisitoria il pm ha chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per 6 mesi e tra le altre cose, anche la decadenza della potestà genitoriale.

In un’altra udienza è stato ascoltato, Lucio Sarcinella, l’assassino reo confesso di Afendi. L’imputato ha ricostruito i momenti precedenti al omicido: “Mi è arrivata una chiamata, era mia moglie che diceva che Afendi gli aveva fatto il gesto… di tagliarle la gola”. Poi accompagnato da un amico( finito sotto inchiesta, ma già assolto  assieme alla fidanzata), si è avvicinato con la macchina al bar frequentato da Afendi e dopo averlo visto sotto i portici :” Gli ho detto la famiglia non c’entra niente, veditela con me … lui ha fatto il gesto di infilarsi la mano nel gilet e in quel momento ho preso la pistola e ho sparato il primo colpo… lui non si è mosso e sceso dall’auto e gli ho sparato altri due colpi… è caduto a terra e aveva gli occhi aperti e l’ho guardato… mi sono rimesso in macchina e ho detto, torniamo a casa”.

Va detto che nelle scorse settimane, Sarcinella ha ottenuto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, per motivi legati alla difficile condizione e gestione familiare.  Il 33enne di Casarano era presente oggi in udienza.

Nella prossima udienza, dopo eventuali repliche, è prevista la sentenza. Sarcinella è assistito dagli avvocati Simone Viva  e Giuseppe Presicce.

I fatti risalgono alla mattinata del 2 marzo dello scorso anno, verso le 11, quando Antonio Amin Afendi, soprannominato “L’Immortale” venne avvicinato da Lucio Sarcinella, che era a bordo di un auto. E venne colpito all’addome ed al torace, nei pressi di un bar pieno di gente, nel centro del paese, con tre colpi di revolver.

Il 29enne, finito in carcere per omicidio (ora ai domiciliari con braccialetto), dichiarò di avere sparato, poiché esasperato dalle continue minacce rivolte alla famiglia, pur escludendo di avere agito con premeditazione.

Nei mesi  successivi all’omicidio ci fu il blitz “Fortezza” dei carabinieri che portò a 13 arresti a Casarano  per droga e armi. Tra gli indagati compariva anche il nome di Afendi, 33enne del posto, visto che l’inchiesta faceva riferimento a fatti precedenti all’omicidio del 2 marzo.

Nei mesi scorsi c’è stata la sentenza del gup Anna Paola Capano che si è conclusa con oltre un secolo e mezzo di carcere per i 29 imputati.

 



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