Cosimo Mele, reo confesso, racconta ‘Ecco come ho ucciso Ivan Regoli’

Mele è stato sottoposto ad un nuovo interrogatorio dal procuratore aggiunto Antonio De Donno, nel corso del quale l’omicida reo-confesso del cugino Ivan Regoli, ha preso visione della riproduzione fotografica dello stato dei luoghi.

Una conferma di alcuni importanti particolari in merito alla dinamica dell'assassinio ed alla scena del crimine. È quello che emerge dall'interrogatorio nel carcere di Borgo San Nicola di Cosimo Mele, reo confesso dell'omicidio del cugino Ivan Regoli, scomparso nel settembre del 2011, i cui resti sono stati ritrovati il 1° agosto dell'anno scorso, all'interno di un pozzo nelle campagne di Matino in località Sant'Anastasia.
 
Dopo aver preso visione della riproduzione fotografica dello stato dei luoghi, fornita dai Carabinieri di Bari e da cui risulterebbero bene in evidenza le macchie di sangue, grazie all'utilizzo della tecnica del "luminol" (composto chimico utilizzato dalla polizia scientifica per rilevare le macchie di sangue), Mele, difeso dall'avvocato Gabriella Mastrolia, ha ribadito di fronte al procuratore aggiunto Antonio De Donno, il proprio ruolo di autore materiale dell'omicidio.
 
Il 35enne di Matino è stato arrestato il 13 marzo a L'Aquila, al termine delle indagini condotte dai carabinieri del reparto operativo e della compagnia di Casarano. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Giovanni Gallo su richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno. Mele risponde delle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere.
 
Sul capo dell’uomo, comunque, già da tempo pesava più di un sospetto. L’arrestato, infatti, è il figlio della donna un tempo proprietaria del terreno agricolo in cui si trova il pozzo nel quale venne gettato il colpo del 29enne, appezzamento poi venduto ad un poliziotto in pensione. Lì si sarebbe consumato il delitto, quel lontano 12 settembre 2011.
 
Un primo interrogatorio di Mele fu disposto a L'Aquila dal procuratore aggiunto De Donno, prima dell'arresto, ma fu differito perché l'avvocato di ufficio nominato da Mele, era un civilista non competente in materia penale. Il 21 febbraio scorso, invece, sempre prima dell'arresto, al termine di un lungo interrogatorio, Mele sarebbe crollato ammettendo il suo coinvolgimento nell’omicidio avvenuto, pare, per futili motivi. «Ho perso la testa, è stato frutto dell’impulso del momento. Non volevo ucciderlo» avrebbe dichiarato. Si è poi giunti all'interrogatorio di garanzia di fronte al Gip Gallo, in cui l'uomo avrebbe confermato quello che già aveva confermato alla presenza di De Donno.
 
La ricostruzione degli investigatori – fatta anche sulla base della confessione di Mele – ha permesso di chiarire i dettagli della vicenda. Sembra che sia Regoli che Antonio Coltura (zio di Mele e indagato anch'egli per l'omicidio) gli chiedessero insistentemente soldi. Ai rifiuti di quest'ultimo, presso la campagna dove fu poi ritrovato il corpo, si verificarono dei piccoli danneggiamenti e furti, di cui secondo il reo-confesso, erano responsabili proprio Regoli e Coltura.
L'epilogo avviene il 12 settembre del 2011. È lo stesso Mele a raccontarlo agli investigatori: dopo aver incontrato Regoli, entrambi si dirigono verso la campagna. "Ci recammo nello scantinato dove c'erano gli attrezzi dell'impresa edile di mio padre e gli contestai la responsabilità sia dei furti che dell'incendio. "Seguì una colluttazione; impugnai un tubo metallico e lo colpii in testa; mi accorsi che il Regoli era rimasto immobile a pancia in giù". Subito dopo, Mele decide di gettarlo nel pozzo e si allontana dalla campagna.
 
Adesso gli investigatori preleveranno i campioni di sangue che emergerebbero dalle foto visionate da Cosimo Mele, sottoponendole agli esami di laboratorio.



In questo articolo: