Guerra di mala a Melissano, si progettava un altro omicidio?

Gli accertamenti investigativi avrebbero, inoltre, consentito di inserire l’omicidio Cesari, in un quadro di scontri “intestini” nel Basso Salento dopo il vuoto territoriale creatosi con l’agguato mortale ad Augustino Potenza

Emergono nuovi inquietanti retroscena, nell’inchiesta sui recenti “fatti di sangue” avvenuti a Melissano e culminati nell’esecuzione di Francesco Fasano.

In un’informativa dei carabinieri si fa riferimento alla pianificazione di un altro omicidio. Un “progetto” differente, non cruento e senza l’utilizzo di armi. Infatti, il gruppo criminale voleva evitare di lasciare tracce di polvere da sparo, nel caso di arresto. L’omicidio sarebbe stato concordato nel corso di riunioni programmate, con la consapevolezza di avere la disponibilità di persone, per potere attuare il proposito criminale. Il soggetto “designato” come vittima dell’omicidio, seppur non meglio identificato, dimostrerebbe la pericolosità sociale del gruppo, dopo i dieci fermi dei giorni scorsi.

L’indagine sugli omicidi di Francesco Fasano e Manuel Cesari

Le prime indagini (non ancora concluse) sull’omicidio di Francesco Fasano hanno permesso di individuare uno scontro in atto tra due fazioni, createsi all’interno di una originaria associazione dedita al traffico di stupefacenti che operava nelle “piazze” di Melissano e paesi limitrofi.

I dissidi sarebbero, anzitutto, sfociati nell’agguato mortale ai danni di Manuel Cesari, del marzo scorso.

Gli accertamenti investigativi a più ampio raggio avrebbero consentito di inserire l’omicidio Cesari, in un quadro di scontri “intestini”, dopo il vuoto territoriale creatosi con l’agguato mortale ai danni di Augustino Potenza e il tentato omicidio di Luigi Spennato.

Inoltre, una prima ipotesi investigativa, avrebbe permesso di individuare il mandante in un personaggio di spicco della malavita, nella zona di Melissano e paesi limitrofi. Il motivo? Un violento alterco avuto con Cesari per l’egemonia territoriale. Un contrasto “non sanato”, nonostante i tentativi di un successivo incontro chiarificatore, grazie all’intervento di altri soggetti.

Subito dopo l’omicidio Cesari, sarebbero sorti i primi interrogativi su chi doveva prenderne il posto.

Inoltre, in una conversazione ambientale tra Luca Piscopiello ed Antonio Librando, vengono avanzati sospetti su una possibile “soffiata” che avrebbe provocato l’agguato mortale.

Librando: certo però che nessuno se l’aspettava… ma se ti dicono non andare girando alla cazzo di cane, cautelate no niente.

Piscopiello: va bene, ma non era uno che usciva… usciva solo quando doveva uscire

Librando: si ma questo è vero guarda… qualcuno che ha detto dove sta, ci è stato

Piscopiello: sine io la dico… qualcuno che stava lì con lui, magari seduto

Librando: quindi non ci prendiamo per il culo… questo se ne era appena andato… che poi è tornato… che nemmeno sapevano che tornava di nuovo

Piscopiello: che sempre… come faceva sempre… qualcuno che stava lì lo avrà detto… magari qualche messaggio è arrivato o sono passati… boh

Piscopiello: Boh, ora vediamo chi prende il posto suo pure… eh che ne so… non è che facciamo che stia ferma così (n.d.r. intende l’attività di spaccio)… eh eh

La matrice mafiosa dei suddetti “fatti di sangue” sarebbe poi emersa dal clima omertoso che si sarebbe venuto a creare in sede d’indagini.

Gli accertamenti sull’eliminazione di Manuel Cesari, pur non avendo permesso di individuare ancora gli autori, avrebbero però consentito di tracciare alcuni punti fermi. Il giovane di Melissano, quando venne sparato nei pressi di un Fast Food,  era in compagnia di almeno quattro persone e poi sarebbe stato accompagnato in ospedale da due di esse (come testimoniato da numerosi filmati). Tali soggetti, avrebbero però cercato di eludere le indagini, con un atteggiamento tipicamente omertoso.



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