Duplice omicidio trafficanti di droga in terra olandese: condanna all’ergastolo per Palazzo e Greco

Il Gup ha inflitto la pena del carcere a vita, con il rito abbreviato, nei confronti di Tiziano Greco, 44enne di Lecce e Adriano Palazzo, 45enne di San Pietro Vernotico. Pena di 5 anni a Filippo Cerfeda, 47enne, ma sol perché in continuazione con un altro delitto.

Arriva la condanna all'ergastolo per due imputati che hanno scelto di essere processati in abbreviato, per un omicidio avvenuto dodici anni fa in Olanda. Il gup Carlo Cazzella ha inflitto la pena del carcere a vita e l'isolamento diurno per 6 mesi nei confronti di Tiziano Greco, 44enne di Lecce, difeso dagli avvocati Giovanni e Gabriele Valentini. Viene dunque "assorbita" la continuazione con i precedenti reati giudicati con la sentenza della Corte di Assise di Lecce del 10 marzo 2008.

Condanna all'ergastolo anche per Adriano Palazzo, 45enne di San Pietro Vernotico, difeso dall'avvocato Carlo Gervasi, nonostante la riduzione per il rito abbreviato. Pena di 5 anni per i reati ascrittigli a Filippo Cerfeda, 47enne, difeso dall'avvocato Sante Foresta, in continuazione con il delitto di omicidio decretato dalla Corte di Appello di Taranto, il 27 novembre 2013 e la riduzione per il rito abbreviato. I tre imputati erano accusati di "omicidio pluriaggravato in concorso" dei due trafficanti brasiliani Paolo Roberto De Avila Garrido e Jose Paulo Davi. Il delitto avvenne nei pressi della cittadina di Woerden nella provincia di Utrecht, tra il 20 e il 22 febbraio del 2002 (data quest’ultima del ritrovamento dei cadaveri) .

Cerfeda rispondeva anche di omicidio pluriaggravato dei due cittadini serbi Saku Predag e Simunovic Djorgje consumato in un ristorante di Amsterdam il 26 settembre del 2002 e del tentato omicidio di Savic Bozidar ; l'esecuzione sarebbe stata diretta verso uno di loro che non era in realtà presente, “reo” di aver rivelato alla moglie di un amico del boss la relazione extraconiugale del marito, (secondo quanto dichiarato dallo stesso Cerfeda). In questo caso il motivo "dell'esecuzione" sarebbe stato anche quello di agevolare la posizione del clan nei confronti di un grande fornitore di droga.

Il sostituto procuratore Guglielmo Cataldi aveva depositato nella scorsa udienza una memoria difensiva, in cui ripercorreva la cronistoria degli omicidi. La mente sarebbe stata il boss della Scu leccese Filippo Cerfeda, poi diventato collaboratore di giustizia. In seguito al suo mandato, Palazzo e Greco attirarono sul luogo del delitto i due trafficanti "freddandoli" con diversi colpi di pistola. Con quella doppia esecuzione, il clan leccese evitò il pagamento di un grosso quantitativo di cocaina appena consegnato dai due corrieri.



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