‘Non ho ereditato la tradizione mafiosa della mia famiglia’: si difende così Marco Antonio Giannelli

Si sono svolti oggi gli altri interrogatori di garanzia dell’operazione ‘Coltura’ che ha portato all’arresto di 22 persone. Alcuni indagati hanno risposto alle domande del giudice, altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Seconda tranche degli interrogatori di garanzia, nell'ambito dell'inchiesta "Coltura" che ha permesso di disvelare un pericoloso intreccio di potere tra mafia e politica nel comune di Parabita. Questa mattina, il gip Alcide Maritati ha ascoltato altri indagati (in totale sono 23). Marco Antonio Giannelli, 32 enne, figlio del boss ergastolano Luigi Giannelli e considerato il nuovo capo dell'organizzazione mafiosa, ha rilasciato spontanee dichiarazioni. L'uomo ha affermato che proprio in virtù della sua appartenenza ad una famiglia che vedeva tra sue fila alcuni "mafiosi", ha voluto "chiudere i conti" con quella "pesante eredità".

Ha dunque, fermamente negato di appartenente ad una associazione mafiosa, della quale sarebbe addirittura il capo. Stesso discorso per Orazio Mercuri, 46, di Parabita che ha respinto ogni addebito contestatogli. I due indagati sono difesi dall'avvocato Luca Laterza.

Antonio Luigi Fattizzo, 20, di Parabita, Fernando Mercuri, 53, di Parabita, Leonardo Donadei, 50, di Parabita e Adriano Giannelli, 40, anch'egli di Parabita, anch'essi assistiti dall'avvocato Laterza, hanno risposto alle domande del giudice, pur negando alcun coinvolgimento rispetto alle accuse avanzate nei loro confronti. Antonio Luigi Fattizzo, riguardo all'associazione mafiosa ha risposto alle domande del giudice Maritati. Egli ha chiarito di non avere mai avuto alcun tipo di rapporti con i vari indagati, ad eccezione dello zio Antonio Fattizzo, 38, di Parabita (detenuto in un carcere calabrese) e dell'albanese Besar Kurtalija, 29, di Parabita, anch'egli residente a Parabita, al quale sarebbe legato da un'amicizia di lungo corso. Riguardo il suo coinvolgimento in affari legati al traffico di droga, egli ha sottolineato di essere soltanto un consumatore e non uno spacciatore.

Fernando Mercuri ha sottolineato come le conversazioni che  egli intratteneva con il fratello, riguardavano prettamente questioni familiari. Inoltre, i soldi che egli avrebbe inviato in carcere allo stesso, non erano frutto di affari illeciti nell'ambito del traffico di droga. Erano i risparmi della "parte buona" della sua numerosa famiglia, destinati ad "aiutare" un altro componente.

Leonardo Donadei ha anch'egli risposto alle domande del giudice sostenendo di non avere nulla a che fare con le accuse nei suoi confronti, anche perché nei gli ultimi due anni è stato sottoposto a continue cure mediche. Infine Adriano Giannelli ha negato ogni coinvolgimento rispetto ai fatti contestatigli.

Invece l'indagato "eccellente" il vicesindaco di Parabita, Giuseppe Provenzano, difeso dall'avvocato Luigi Corvaglia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gli altri indagati, tra cui Besar Kurtalija, 29, di Parabita, avvocato Luca Laterza, Vincenzo Costa, 52, di Matino, difeso dall'avvocato Maria Greco e Mauro Ungaro, 33, di Taurisano , avvocato Emanuele Romano hanno fatto lo stesso.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Luca Laterza, Luigi Corvaglia, Elvia Belmonte, Mariangela Calò, Francesco Fasano, Michelangelo Gorgoni, Luigi e Alberto Corvaglia, Vincenzo e Antonio Venneri, Gabriella Mastrolia, Walter Zappatore, David Alemanno, Vincenzo Blandolino, Pietro Ripa, Elisa Secli. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e danneggiamento seguito da incendio, tutti reati aggravati dalle finalità mafiose.



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