Omicidio Romano: condannato a 23 anni Espedito Valentini

La Corte di Assise ha condannato a ventitre anni di reclusione il 28enne di Supersano, Espedito Valentini, accusato dell’ ‘omicidio volontario’ di Roberto Romano, avvenuto all’interno della sua abitazione il 23 marzo 2012.

Avrebbe sparato alcuni colpi all'indirizzo del ruffanese Roberto Romano, ferendolo mortalmente e con altri spari avrebbe tentato di uccidere il suo compaesano Dario Traversa. La Corte di Assise di Lecce, presidente Roberto Tanisi e giudice a latere Francesca Mariano, ha condannato a ventitré anni di reclusione Espedito Valentini, difeso dagli avvocati Mario Coppola e Francesca Conte.

I giudici hanno dunque accolto la richiesta di condanna, invocata dal Pubblico Ministero Roberta Licci, ma con uno "sconto" di pena (aveva richiesto trent'anni) per il 28enne di Supersano, finito sotto processo per l'omicidio di Roberto Romano. La Corte ha tenuto conto delle "attenuanti generiche equivalenti alla contestata recidiva".

Inoltre i giudici hanno condannato DarioTraversa, difensore Francesco Vergine, che invece rispondeva dell'accusa di "favoreggiamento personale" con recidiva reiterata infraquinquennale, (secondo quanto ipotizzava la Procura, quest'ultimo avrebbe depistato le indagini degli inquirenti, evitando di fare il nome di chi avrebbe esploso i colpi di pistola contro di lui ed all’indirizzo della vittima) a tre anni e quattro mesi di reclusione, senza tener conto delle attenuanti generiche (a fronte dei 5 anni richiesti dal PM). I parenti di Roberto Romano, costituitisi parte civile erano difesi dagli avvocati Luigi Covella, Marcello Marcuccio e Simone Viva.

Espedito Valentini era accusato di "omicidio volontario" e "tentato omicidio" con dolo diretto, ma senza premeditazione, oltreché di porto abusivo di armi. Nel corso della sua lunga requisitoria dell'udienza scorsa, invece, – durata oltre cinque ore – il Pubblico Ministero Roberta Licci, ha parlato dei tanti testimoni che hanno riferito di aver visto Valentini arrivare a casa di Romano. Ci sarebbero poi le intercettazioni, come quella dell'ospedale dove venne ricoverato Traversa, in seguito al suo ferimento. Ad un suo amico fraterno, il 32enne fa cenno al “ferro che teneva tra le mani Valentini”.

Il Pm Licci (nel corso delle indagini preliminari, il fascicolo era nelle mani del sostituto procuratore Giovanni De Palma) aveva, per l'appunto, chiesto 30 anni di reclusione, non considerando le attenuanti generiche, visti i trascorsi criminali dell'imputato e non credendo all'ipotesi della legittima difesa. Questo punto è stato invece più volte ribadito dai suoi avvocati. Secondo Francesca Conte, che quest'oggi ha presentato in aula una piantina su cui era riportata dettagliatamente la scena del crimine, Valentini si sarebbe difeso da Traversa e Romano, dopo essere stato messo alle strette nella camera da letto di quest'ultimo. La tesi difensiva sarebbe confermata, a parere dell'avvocato Conte, dalla posizione dei bossoli ritrovati dagli investigatori, lì dove si trovava Valentini  nell'atto di difendersi in uno spazio ristrettissimo.

Resta ancora un punto interrogativo sul movente dell'omicidio, che secondo il pubblico ministero andrebbe ricercato in un ambito diverso da quello della gelosia o dei motivi passionali;  il Pm Licci ha escluso quello passionale, poiché, anche se la moglie di Romano risulterebbe essere l'amante di Valentini, non sembrerebbe esserci alcun legame tra questo aspetto e la dinamica dell'omicidio e il movente andrebbe cercato più nel mondo dello spaccio o del giro di usura.

Per saperne di più, bisognerà però attendere le motivazioni della sentenza di oggi che verranno depositate tra sessanta giorni.



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