‘Parla troppo, è inaffidabile’. Ecco come il clan voleva far sparire Ivan Caraccio

Il gruppo criminale guidato da Tommaso Montedoro aveva ‘condannato a morte’ Ivan Caraccio, reo di aver svelato con troppa facilità le dinamiche interne al clan. L’omicidio era stato pianificato nei dettagli.

La “diarchia” criminale creata per spartirsi soldi e potere non funzionava più. Tommaso Montedoro non aveva più intenzione di dividere con i vecchi amici il fiume di denaro “guadagnato” con la gestione del traffico di droga e per questo non aveva esitato a spargere sangue. Il primo a cadere nella guerra di mala che aveva terrorizzato Casarano era stato il boss Augustino Potenza, colto di sorpresa nel parcheggio di un supermercato affollato di clienti, dove è stato ‘freddato a colpi di kalashnikov. Poi era toccato ad un suo ‘fedelissimo’, Luigi Spennato che aveva rifiutato di piegarsi alla ‘nuova’ linea. Il 41enne conosciuto come «il biondo» riuscì miracolosamente a scampare all’agguato di due/tre sicari che avevano aperto il fuoco.
  
Ma nella lista delle persone da eliminare era finito anche Ivan Caraccio, uno dei componenti del gruppo criminale con il vizio di aprire bocca troppo facilmente. Il 30enne originario di Casarano e specializzato nello spaccio di “piazza” era diventato inaffidabile e avrebbe dovuto pagare con la vita la sua disobbedienza. Non aveva rispettato la regola del silenzio, il ‘chiacchierone’ Caraccio e per questo doveva sparire nel nulla. E probabilmente sarebbe finito nell’elenco dei casi di «lupara bianca» se non fossero intervenuti i Carabinieri che lo hanno arrestato prima che andasse in scena il piano. A salvare la vita al pusher, insomma, è stata la cocaina trovata all’interno del suo appartamento. E pensare che aveva provato a farla franca, gettandola nel water.
 
In una conversazione con Luca Del Genio, Montedoro agli arresti domiciliari a Vezzano Ligure si era raccomandato di non commettere gli stessi errori fatti con il biondo. E l’omicidio, ricevuto il placet del capo, era stato progettato nei minimi dettagli per non lasciare nulla al caso: era stata scelta una zona ‘isolata’ dove sarebbe stato impossibile anche agganciare le celle dei cellulari, dove erano del tutto assenti telecamere di videosorveglianza, anche nelle vie di fuga, erano stati persino acquistati dei teli per evitare tracce ematiche. Insomma, si era optato per il metodo della lupara bianca, una scelta per evitare di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine così come era avvenuto per il tentato omicidio di Spennato e per l’omicidio di Potenza.