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Presunta truffa ai danni di una senegalese: il difensore di D’Agata chiede la scarcerazione innanzi al Riesame

by Angelo Centonze
29 Settembre 2022 9:53
in Cronaca
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La detenzione in carcere sarebbe sproporzionata rispetto ai presunti reati commessi dall’avvocato Francesco D’Agata. L’avvocato Luigi Rella, difensore del 38enne leccese, chiede la revoca dell’ordinanza di misura cautelare innanzi al Riesame e, dunque, la scarcerazione del proprio assistito o, in subordine, gli arresti domiciliari, per la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza e per l’insussistenza del rischio di reiterazione del reato.

Quest’oggi si è tenuta la discussione in aula e ha preso la parola anche il pubblico ministero Massimiliano Carducci, il quale ha ribadito la tesi accusatoria. Nelle prossime ore, i giudici del Riesame (Presidente relatore Maria Pia Verderosa, a latere Antonio Gatto e Anna Paola Capano ) si pronunceranno sull’istanza di scarcerazione dell’avvocato Francesco D’Agata, arrestato il 12 ottobre scorso per una presunta truffa ai danni di una senegalese, corredata da una falsa sentenza.

Ricordiamo che nei giorni scorsi scorso, il gip Cinzia Vergine ha rigettato una prima richiesta di scarcerazione o di sostituzione della misura, presentata dai difensori che ritenevano insussistenti le esigenze cautelari, anche in virtù di una serie di elementi che dimostrerebbero la “debolezza” del quadro probatorio.

La versione fornita dall’avvocato D’Agata sarebbe diametralmente opposta a quella della signora senegalese. Riguardo il reato principale di truffa aggravata, D’Agata ha ricostruito la dinamica affermando che, dopo aver vinto la causa e ottenuto più di 600mila euro dal Fondo Vittime della Strada, avrebbe concluso un “patto di quota lite” (doveva essere retribuito in proporzione alle somme percepite come risarcimento del danno dalla signora senegalese coinvolta in un terribile incidente stradale). Non solo, FrancescoD’Agata (tra i referenti dello “Sportello Dei Diritti”, di cui è Presidente il padre Giovanni) avrebbe anche sostenuto che la falsificazione della sentenza sia stata messa in atto dalla signora senegalese per occultare al marito la cifra esatta del risarcimento.

Dunque, sarebbe stata la presunta vittima a versare le somme di denaro “contestate”.  Il giudice delle indagini preliminari ha ritenuto (attraverso l’ordinanza con cui ha rigettato l’istanza di scarcerazione) che le dichiarazioni di D’Agata fossero inattendibili e contraddittorie. Anche perché, la signora senegalese e il marito sono stati riascoltati dal magistrato e la loro versione è stata, invece, ritenuta veritiera. La donna ha fermamente respinto ” l’accusa” di aver falsificato la sentenza. Tesi credibile per il giudice che ha ritenuto inverosimile come la donna, sprovvista di competenze specifiche, potesse mettere in atto un’ operazione tecnica e complessa.

 

Tags: truffe
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