‘Remetior bis’ su spaccio stupefacenti nel Nord Salento, chiesti oltre trent’anni carcere

Il procuratore capo della Dda ha invocato: 17 anni per Leandro Luggieri, 38 anni e 13 per Francesco Luggieri, entrambi di Trepuzzi. Chiesti, invece, 3 anni per Giuseppe Russo di Campi Salentina. La prossima udienza è fissata per il 21 ottobre, quando arriverà la sentenza.

La Procura presenta un conto "salato" ai tre imputati del processo con rito ordinario, scaturito dall'operazione investigativa "Remetior bis".
 
Innanzi ai giudici della prima sezione collegiale, il pubblico ministero Antonio De Donno ha chiesto complessivi 33 anni di carcere. Nello specifico, il procuratore capo della Dda leccese ha invocato: 17 anni per Leandro Luggieri, 38 anni e 13 per  Francesco Luggieri, 37enne, entrambi di Trepuzzi per i reati di: associazione per delinquere di stampo mafioso, rapina a mano armata,  associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Chiesti, invece,  3 anni per Giuseppe Russo 33enne di Campi Salentina per detenzione e porto abusivo d’armi (arma da guerra) e lesioni personali. La prossima udienza è fissata per il 21 ottobre, quando terminerà  la discussione in aula dei difensori e arriverà la sentenza. Gli  imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Tobia Caputo e   Maria Assunta Miglietta.
 
Secondo l'avvocato Caputo che ha discusso questa mattina, l'accusa si fonda essenzialmente  su due conversazioni tra Luggieri Leandro e la moglie ed in una di queste, si farebbe riferimento ad uno sparo di un certo "Giuseppe di Campi Salentina" all'indirizzo di Cristian Lazzari (assolto in Appello). Quei dialoghi, però, non conterrebbero elementi utili per collaborare l'accusa. Inoltre, non ci sarebbero precise indicazioni per capire, se quello sparo sia stato di arma da fuoco. Inoltre, ci sarebbe un referto medico che attesterebbe come le lesioni riportate da Lazzari, sarebbero derivate da una ferita da taglio.
 
Invece, nel processo di Appello, celebratosi nei mesi scorsi nell’aula bunker di Borgo San Nicola per gli imputati che hanno scelto il processo abbreviato, la Corte ha assolto il presunto capo dell'organizzazione ed ex latitante Salvatore Caramuscio, detto Scaramao, nel frattempo deceduto, il 28 settembre scorso a Chieti.
 
Assolto anche  Cristian Lazzari, 30enne di Trepuzzi. Ridotta la pena a: Daniele Longo, 32enne a  3 e mesi 11 in continuazione con altro reato, poiché assolto dal reato di associazione mafiosa; Andrea Vincenti detto “Riella”, 22enne di Surbo a 5 mesi e dieci giorni (invece di 3 anni), poiché assolto dal reato di associazione al narcotraffico; Angelo Vincenti, 24enne di Trepuzzi a 6 anni 9 mesi e 10 giorni (invece di 7), assolto per un episodio di spaccio;  Marco Perrone alias “Pitenda”, 22enne a 2 anni (invece che 2 anni e 6 mesi); Salvatore Perrone, detto “Friculino”, 47enne a 1 anno e 6 mese (invece di 2 anni e 6 mesi) per l'esclusione della recidiva. Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Pantaleo Cannoletta., Marco Pezzuto, Ladislao Massari, Luigi Rella, David Alemanno.
 
 
Il blitz, eseguito nel novembre di tre anni fa,  da 80 militari della guardia di finanza di Brindisi, smantellò una frangia della Sacra corona unita, attiva nel nord leccese ed in particolare a Trepuzzi. L'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore antimafia Alessio Coccioli ha portato all'arresto di quindici persone "vicine" agli ambienti Scu, per un totale di 26 indagati.
 
Al vertice dell'organizzazione criminale, il boss Caramuscio. Il quale, in qualità di figura preminente, dalla stessa cella avrebbe svolto le operazioni di coordinamento del business del gruppo. Un ruolo di primo piano anche per Marianna Carrozzo, la compagna di Leandro Luggeri. La donna, dirigeva le attività relative all’approvvigionamento e lo spaccio di stupefacenti.
 
Nell’ambito delle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, effettuate negli ambienti carcerari e nelle stesse aule del tribunale, sarebbero emersi alcuni inquietanti elementi. Addirittura, gli indagati e alcuni dei loro famigliari disponevano le spedizioni punitive e le gambizzazioni verso i  "traditori". 



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