Sequestro dei beni della famiglia De Lorenzis, nuove dichiarazioni del pentito Montedoro

Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha chiesto ed ottenuto dal collegio della seconda sezione penale di acquisire un verbale, ma non l’ascolto in aula.

Le dichiarazioni del pentito Tommaso Montedoro irrompono nel corso dell’udienza sulla convalida del sequestro di beni dei De Lorenzis di Racale.

Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha chiesto ed ottenuto dal collegio della seconda sezione penale (Presidente Pasquale Sansonetti), di acquisire un verbale in cui vengono evidenziati i rapporti tra il neo collaboratore di giustizia e alcuni elementi della famiglia.

Montedoro, ascoltato nei giorni scorsi dagli inquirenti, avrebbe ammesso di conoscere Salvatore e Pietro De Lorenzis, dicendo di avere fatto alcuni acquisti di quadri assieme a loro, ma di non avere reinvestito i proventi di attività illecite nelle loro società. Egli ha però riferito che essi si erano rivolti a lui per ottenere “protezione”, in merito ad altre questioni. Nello specifico, durante la detenzione in carcere per l’operazione “Clean Game”, lo avevano contattato per evitare un pestaggio. Infatti, temevano per la loro incolumità, dopo avere denunciato un tentativo di estorsione da parte di due soggetti detenuti nello stesso penitenziario.

Intanto, il collegio pur acquisendo il verbale, ha rigettato (come fatto già in precedenza per altri pentiti) la richiesta di ascolto in aula di Montedoro.

Nella prossima udienza, verrà invece, conferito l’incarico ad un perito per quantificare il valore del patrimonio posto sotto sequestro.

Il sequestro

Occorre ricordare che nel maggio scorso, vennero posti i sigilli a diverse abitazioni, ad un castello a Racale, a una masseria, ed un albergo a Gallipoli. E poi vennero sequestrate società e conti correnti per un valore di 15 milioni di euro, riconducibili alla famiglia di imprenditori nel settore delle slot, De Lorenzis di Racale. Tecnicamente si è trattato di un sequestro patrimoniale anticipato disposto dalla 2^ Sezione Penale del Tribunale di Lecce, al termine di indagini eseguite dal nucleo Economico Finanziario della Guardia di Finanza e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli accertamenti avrebbero evidenziato una notevole sproporzione tra le dichiarazioni e il patrimonio accumulato.

I beni sequestrati sono riconducibili ai 4 fratelli De Lorenzis di Racale: Salvatore, Pasquale Gennaro, Saverio, Pietro Antonio e ad un presunto prestanome, Pompeo Caputo di Melissano. Il suddetto sequestro è parallelo a quello seguito all’operazione “Clean Game” culminata con 27 arresti e al sequestro di beni per 12 milioni di euro. Il provvedimento era però decaduto, poiché il Tribunale del Riesame non riconobbe la connotazione mafiosa all’associazione.

Il reato contestato era l’esercizio del gioco d’azzardo, attraverso l’alterazione di slot machine ed apparecchiature da intrattenimento

In particolare sono stati sequestrati: 93 fabbricati (abitazioni, locali commerciali e garage), 33 terreni, 9 società di capitali ed una ditta individuale, 20 automezzi, saldi attivi riferiti a  40 fra depositi bancari e rapporti assicurativi nonchè quote societarie del valore di 450.000 euro.

I beni posti sotto sequestro sono stati affidati all’amministrazione di un custode giudiziario nominato dal Tribunale di Lecce.

Il collegio difensivo

Gli imputati sono assititi dagli avvocati: Francesco Fasano, Gabriella Mastrolia, Francesco Paolo Sisto, Anna Grazia Maraschio, Luigi Covella, Francesco Zompì, Ladislao Massari.



In questo articolo: