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Si sente male, ma aspetta 12 ore al Pronto soccorso prima di essere ricoverato. L’odissea di un anziano di Cavallino

by Redazione
8 Maggio 2017 17:38
in Cronaca
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Era il 2 maggio quando Salvatore, un anziano di Cavallino non si è sentito bene. I familiari, preoccupati per le sue condizioni di salute, hanno chiamato il 118 e, dopo gli accertamenti di rito, i sanitari hanno deciso di portarlo al Pronto Soccorso. Come racconta in una nota l’associazione Salute Salento, però, non è stato possibile accompagnare il malcapitato al ‘Vito Fazzi’, troppo affollato. Per cui la centrale operativa ha deciso di dirottare il paziente su Galatina, dove viene «sbarellato» alle 11.00 del mattino.
  
È qui che – come si legge in una nota a firma di Cesare Mazzotta – inizia il “calvario” per l'anziano e per la sua famiglia. «Papà – racconta il figlio Massimo a Salute Salento – è stato portato in una stanzetta, in attesa su una lettiga, ma non ci hanno fatto entrare, nemmeno per chiedergli se avesse bisogno di qualcosa di personale».
  
Inutile dire che, in questi casi, il tempo trascorso sembra interminabile per i famigliari e che l'angoscia va di pari passo all'attesa. «Abbiamo chiesto perché lo tenevano così a lungo in quella stanzetta – aggiunge Massimo – Ci è stato risposto che stavano facendo vari esami e dovevano attendere i risultati delle analisi. E ci hanno anche spiegato che ci sarebbe voluto più tempo perché il laboratorio, dopo l’incendio, andava a rilento».
  
Quando le lancette dell’orologio avevano appena segnato le 18.00, Salvatore era ancora steso sulla lettiga del Pronto Soccorso. I parenti hanno dovuto aspettare le 21.00 – sempre stando a quanto riferisce il figlio – per sapere che lo avrebbero ricoverato. Ma non si sapeva ancora dove si sarebbe reso disponibile un posto letto: a Galatina (sicuramente non a Geriatria che era strapieno) oppure a Lecce.  «Attorno alle 22,30  – continua il figlio – ci hanno detto che a papà è stato applicato un catetere. E alle 23.00 è stato ricoverato in Chirurgia».
  
«Nei giorni successivi  – continua il figlio – mi sono recato a Galatina per trovare papà e per chiedere informazioni al medico di turno sul decorso della malattia, forse broncopolmonite. Il medico mi ha invitato a tornare l’indomani mattina perché – ha detto – era da solo e non aveva la cartella clinica di papà. Una grande amarezza per me, visto che io lavoro solo di mattina e non ho potuto andare».
  
Salvatore è ancora ricoverato al “Santa Caterina Novella” mentre il figlio Massimo, in apprensione per la sua salute, continua a farsi domande che consegna alle istituzioni, sanitarie e politiche:  «Perchè papà è stato portato, in codice giallo, al pronto soccorso di Galatina, pur sapendo che il Laboratorio analisi è fuori uso e quindi i risultati avrebbero subito un ritardo?». E, ancora: «Come mai il medico di turno non è in grado di dare informazioni sullo stato di salute, dicendo che è da solo e che non ha la cartella clinica? Come fa a curare un paziente se non dispone dei dati della cartella? Infine: perché è stato ricoverato in Chirurgia e non in Geriatria?».

Tags: disservizi-sanita
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