Strage di Cursi: il gup ammette il rito abbreviato per Roberto Pappadà

Si sono costituiti parte civile, invocando un risarcimento danni di 1 milione di euro, Fernanda Quarta, madre di Andrea Marti, la sorella Carla, e la convivente Simona Marrocco.

Chiede ed ottiene di essere giudicato con il rito abbreviato Roberto Pappadà, il 57enne di Cursi che uccise a sangue freddo i vicini di casa, stanco delle liti per il parcheggio.

Il gup Simona Panzera ha accolto l’istanza della difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Leo. Nell’udienza odierna, è stata affrontata la questione della nuova legge sull’applicabilità del giudizio abbreviato secondo cui non si può chiedere il rito alternativo (che permette la riduzione di un terzo della pena), per i reati da scontare con la pena dell’ergastolo. Nel caso specifico della strage di Cursi, però, i fatti sono successivi all’entrata in vigore della legge e quindi, secondo il gip Panzera, il rito abbreviato può essere ammesso. Il giudice ha fissato per il prossimo 19 giugno la data della discussione. Successivamente dovrebbe essere emessa la sentenza.

Roberto Pappadà dovrà difendersi da pesanti accuse. Risponde di triplice omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, tentato omicidio e detenzione e porto di arma clandestina.

Intanto, oggi, assititi dall’avvocato Arcangelo Corvaglia, si sono costituiti parte civile, invocando un risarcimento danni di 1 milione di euro ciascuno: Fernanda Quarta, madre di Andrea Marti, la sorella Carla Marti e la convivente Simona Marrocco. Non solo, anche Fabrizio Leo, marito di Maria Assunta Quarta, (l’altra vittima), si è costituito parte civile con l’avvocato Marino Giausa.

Oggi non ha partecipato l’udienza Roberto Papadà. Erano invece presenti Fernanda Quarta e Fabrizio Leo.

La ricostruzione della follia

Il 28 settembre scorso, le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 23.00, quando il 57enne ha messo in scena il piano uccidendo tre persone. Il primo a perdere la vita è stato Andrea Marti. Il 36enne stava rientrando nella sua casa di Cursi con la fidanzata, quando a pochi passi dalla porta di ingresso ha trovato Pappadà, fermo davanti a lui con la pistola in mano. Qualche minuto dopo, sono arrivati in macchina Franco Marti, freddato dal vicino, la moglie Fernanda Quarta (rimasta ferita), la sorella della donna Maria Assunta, uccisa da Pappadà e il marito (l’unico illeso). I carabinieri prontamente intervenuti sul posto, sono riusciti a calmare il 57enne che al loro arrivo aveva ancora l’arma carica in mano.

La strage familiare, secondo quanto dichiarato dallo stesso Pappadà durante l’udienza di convalida, sarebbe stata da lui ideata per dissidi legati al parcheggio dell’auto.

È ancora un mistero il modo in cui il pluriomicida sia riuscito a procurarsi l’arma priva di matricola.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo di Lecce, assieme ai colleghi del Norm di Maglie, e coordinate dal pm Donatina Buffelli.



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