Torturarono un 33enne di Porto Cesareo per vecchi rancori: i tre aggressori a processo

Finisce sotto processo la ‘gang’ che torturò un 33enne all’interno di un edificio abbandonato, nelle campagne di Porto Cesareo. Il giovane fu spogliato, picchiato selvaggiamente, umiliato e usato come ‘bagno’.

Finiscono sotto processo i tre aggressori di un 33enne di Porto Cesareo, picchiato a sangue, umiliato e lasciato nudo a terra, agonizzante.

Il gup Giovanni Gallo, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio: Lorenzo Cagnazzo, 27enne di Porto Cesareo e Maikol Pagliara, 27enne di Arnersano. Dovranno presentarsi, il 6 luglio prossimo dinanzi ai giudici in composizione collegiale. Kevin Soffiatti, 19enne, sarà giudicato con il rito abbreviato, il prossimo 8 giugno. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Ivan Feola, Gabriele Valentini, Ladislao Massari e Cosimo D’Agostino.

Sempre in mattinata, la vittima della brutale aggressione, la moglie e la bambina si sono costituiti parte civile con l’avvocato Riccardo Giannuzzi.

Se non ti fai picchiare, ti uccidiamo”. Inizia con queste parole l’incubo di un 33enne di Porto Cesareo portato, con una scusa, il 29 novembre scorso, in una casa in costruzione lontano dalle luci della città.La violenza fisica e psicologica è resa ancor più brutale dal fatto che è stata animata soltanto dal rancore. Un astio covato dentro che ha spinto i tre a organizzare il raid nei dettagli. Una trappola che è costata alla vittima 45 giorni di prognosi e alla “gang” le accuse di lesioni personali, sequestro di persona, minacce e violenza privata, tortura (reato recentemente introdotto nell’ordinamento italiano) e porto abusivo di arma da fuoco.

Chiuso il cerchio

Sapevano di essere braccati dalle forze dell’Ordine e alla fine hanno ceduto. Ricercati per tutto il weekend, si sono presentati spontaneamente in Caserma, accompagnati dagli avvocati. È così che per i tre aggressori, in data 5 dicembre, si sono aperte le porte del Carcere di Lecce, su disposizione del pubblico ministero Roberta Licci, titolare dell’inchiesta.

La ricostruzione della notte di follia

Bisogna fare un passo indietro e tornare alla sera del 29 novembre. Il 33enne si trovava insieme agli amici e alla fidanzata in un bar di Porto Cesareo, quando è stato prelevato con una scusa. “Ci serve una mano con una macchina” gli avrebbero detto. Il giovane è che stato accompagnato in un casolare in costruzione nelle campagne di Porto Cesareo, dove sono iniziate le sevizie.

Prima è stato costretto a spogliarsi, poi è stato picchiato ripetutamente con un bastone che si è persino spezzato per la violenza di uno dei colpi. Poi, come se non bastasse, è stato minacciato con una pistola e umiliato ripetutamente. Una volta finita la ‘tortura’ lo hanno lasciato per terra, agonizzante. Il 33enne era ridotto male, ma è riuscito a trovare la forza di chiamare un amico che lo ha accompagnato a denunciare l’accaduto. Sono stati i carabinieri a consigliargli di andare in Ospedale. Al San Giuseppe di Copertino, i medici gli hanno riscontrato la frattura di diverse costole, delle dita di una mano e un trauma cranico con ferita lacero-contusa.

Una ‘lezione’ senza motivo

Arrivare ai tre non è stato facile. Gli uomini in divisa hanno unito le parziali ammissioni della vittima, terrorizzata e ancora confusa dall’accaduto, le telecamere di video-sorveglianza istallate nella zone e alcune preziose testimonianze che hanno permesso di risalire all’auto usata per spostarsi.

I tre imputati sono tutt’ora detenuti in carcere (Pagliara nel penitenziario di Bari, per via delle delicate condizioni di salute).



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