Udienza “Labirinto”, depositati dichiarazioni di un imputato e verbale del pentito Montedoro

Sempre in mattinata, presso l’Aula Bunker di Borgo San Nicola, quattro Comuni salentini hanno chiesto di costituirsi parte civile.

Le dichiarazioni di un pentito e quelle di un imputato, sono state depositate nell’udienza per l’ammissione del giudizio abbreviato, relativa all’Operazione “Labirinto”.

In mattinata, dinanzi al gup Maurizio Saso (“applicato” in questa udienza), presso l’Aula Bunker di Borgo San Nicola sono state affrontate una serie di questioni preliminari.

Il pm Valeria Farina Valaori ha presentato vari documenti. Anzitutto, un verbale del neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, inerente alcuni aspetti dell’inchiesta, grazie alla quale vennero sgominati due gruppi criminali associati al clan “Tornese” di Monteroni. E poi, il verbale d’interrogatorio, con le dichiarazioni di Fabio Rizzo 48enne di San Donato. L’imputato è stato sentito nei mesi scorsi dagli inquirenti (dopo la richiesta di giudizio immediato) ed avrebbe già fatto delle importanti rivelazioni, confluite in un memoriale. Infatti, il pm ha esibito anche un verbale di sequestro di un’ingente quantitativo di eroina (ritrovato in una zona di campagna, appartenente ad un parente di un altro imputato), grazie a quanto riferito dal dichiarante. Ad ogni modo, Fabio Rizzo non è da considerare al momento un “collaboratore di giustizia”; non è sottoposto ad alcun programma di protezione e si trova detenuto nel carcere di Lecce.

Sempre in mattinata, quattro Comuni salentini hanno chiesto di costituirsi parte civile.

Si tratta di: Carmiano, Lequile, San Cesario e Monteroni, assistiti dagli avvocati Alessandra Viterbo, Americo Barba, Simona Mancini e Tony Indino.

Il giudice ha comunque rinviato al 20 febbraio prossimo, per esaminare le suddette questioni (i legali hanno chiesto un termine a difesa ) e  per l’ammissione del giudizio abbreviato.

Infatti, 22 imputati chiederanno il “rito alternativo”. Nello specifico: Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario, a capo del gruppo che “controllava” il suo paese, San Donato e Lequile; Saulle Politi, 46enne di Monteroni di Lecce attivo anche ad Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano e Porto Cesareo; Vito Bollardi, 37 anni di San Cesario ; Massimo Cosi 46enne di San Cesario di Lecce; Tommaso Danese 42enne di Monteroni, Antonio De Carlo, 43enne di San Pietro in Lama, Rodolfo Franco, 61 anni di San Cesario.

E poi Ervin Gerbaj 37enne, Marenglen Halka, 37enne, Marjus Halka 34enne: tutti originari dell’Albania; Francesco Ingrosso, 38 anni di Guagnano, Gianluca Lorè, 35 anni di Brindisi, Antonio Malazzini, 46enne di Frigole; Giuseppino Mero 54enne di Cavallino; Alessandro Quarta, 35enne di Arnesano; Davide Quintana 37enne di Gallipoli; Fabio Rizzo 48enne di San Donato, Alessandro Scalinci 34enne di Guagnano, Gabriella Scigliuzzo, 45enne di Gallipoli; Michele Sterlicchio 53enne di Lecce, Gabriele Tarantino, 39enne originario di Campi Salentina; Tonio Totaro 40enne di Lequile.

Rispondono, a vario titolo ed in diversa misura di: associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi e altri reati aggravati dal metodo mafioso.

Il collegio difensivo

Sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Umberto Leo, Luigi Rella, Rita Ciccarese, Cosimo D’Agostino, Pantaleo Cannoletta, Alessandro Costantini Dal Sant, Alexia Pinto, Ladislao Massari, Francesco Calabro, Massimo Bellini, Raffaele Benfatto, Vincenzo Del Prete, Elvia Belmonte, Laura Minosi, Angelo Ninni.

L’inchiesta

Nel luglio scorso, vennero emesse numerose ordinanze di custodia cautelare (in carcere o ai domiciliari), su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia ed eseguite dai Carabinieri del Ros.

L’attività di investigazione ha ricostruito gli assetti organizzativi della frangia salentina della Sacra Corona Unita, le attività di narcotraffico e i tentativi di infiltrazione dei clan in alcuni settori economici del litorale gallipolino, in particolare quello ittico e del servizio di sicurezza nei locali pubblici.

Occorre ricordare che altri dodici imputati (raggiunti da un avviso a parte) saranno giudicati separatamente.



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