​Gli eletti epurati dal premio di maggioranza depositano il ricorso. Quinto: ‘Assegnazione illegittima’. Udienza al Tar l’11 ottobre

Depositato il primo ricorso al TAR di Lecce avverso il premio di maggioranza assegnato alla coalizione del sindaco Salvemini. I firmatari sono 5, esclusi eccellenti a causa della decisione della Commissione elettorale.

Sono Angelo Tondo, Federica De Benedetto, Attilio Monosi, Giorgio Pala e Laura Calò gli eletti al primo turno epurati dall’assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione del sindaco Salvemini. Sono loro i firmatari del primo ricorso presentato questa mattina presso il TAR di Lecce avverso la decisione della Commissione elettorale che, a loro dire, costituirebbe “ un grave atto illegittimo”.
      
L’assegnazione, infatti, secondo quanto riportato dal loro legale, Pietro Quinto, avrebbe in sintesi sovvertito quanto espresso dalla volontà popolare emersa dal risultato delle urne.
       
Nel ricorso di 30 pagine redatto dall’Avv. Quinto si censurano l’operato dell’Ufficio Elettorale e il verbale di proclamazione degli eletti sia sotto il profilo metodologico che sotto l’aspetto contenutistico.
        
“E’ questo un caso – ha commentato a margine dell’azione giudiziaria l’Avvocato incaricato – che dimostra l’essenzialità e l’insostituibilità della giustizia amministrativa proprio in un momento in cui si tenta addirittura di sopprimere e ridimensionare i TAR ed il Consiglio di Stato. Il G.A. è chiamato infatti a controllare la legittimità dell’agire amministrativo ed il corretto esercizio del potere da parte di chi è investito della funzione pubblica per evitare che il cittadino subisca danni gravi ed irreparabili”.
          
Nel ricorso giurisdizionale redatto dall’Avv. Quinto un capitolo è dedicato alla procedura seguita dall’Ufficio Elettorale “Ad avvalorare l’illegittimità in termini contenutistici del verbale di proclamazione degli eletti del Comune di Lecce è la singolare procedura adottata. Si è dapprima letto in data 19 luglio un ‘dispositivo’, e, successivamente, in data 24 luglio, si è depositata la «motivazione» articolata in dodici pagine, allegata allo schema del verbale. Solo che il verbale elettorale, articolato in paragrafi, non è una sentenza, ma un atto amministrativo ricognitivo, predisposto su modelli ministeriali, che richiamano le norme di legge applicabili per l’attribuzione dei seggi, e segnatamente, l’art. 73, decimo comma, del T.U. e le corrispondenti operazioni aritmetiche. Si tratta – come precisato dal Consiglio di Stato – di un atto a contenuto vincolato, che non necessita in  quanto tale di una motivazione. Ciò perché l’Ufficio centrale elettorale applica un metodo aritmetico assolutamente vincolato nell’effettuare la proclamazione degli eletti (cfr. Cons. Stato Sez. V n. 4598/2015).”.
       
Ed invece nel verbale elettorale si è resa necessaria una motivazione sub specie di allegato di 12 pagine finalizzato a forzare il dato normativo in contrasto peraltro con i modelli e le istruzioni ministeriali. Non si è trattato altresì di una interpretazione della legge, bensì di una disapplicazione della lettera e della ratio della disposizione, che, attraverso il voto disgiunto per il calcolo dei voti validi al primo turno ai fini dell’attribuzione del premio di maggioranza, ha inteso salvaguardare sia la governabilità che la rappresentanza delle liste. Finalità del precetto normativo clamorosamente disattesa e violata dalla anomala decisione della Commissione elettorale, di per sé esorbitante dai compiti istituzionali propri di un organo amministrativo’.
        
Affrontando il merito della questione, e cioè la corretta interpretazione dell’art. 73, comma 10 del D.Lgs. 267/2000, l’Avv. Quinto ha richiamato la sentenza della Corte Costituzionale a proposito dei criteri applicativi della norma sul procedimento elettorale, affermando che con la sua articolata motivazione il Giudice delle leggi ha chiarito che il valore difeso dal legislatore è quello della rappresentanza delle liste, e che il sistema elettorale nel suo complesso, soprattutto per i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, è proporzionale con una eventuale correzione di tipo maggioritario subordinata però a due condizioni. Da ciò deriva la impossibilità logica e giuridica di sommare – così come è avvenuto per le elezioni nel Comune di Lecce – i voti del Sindaco del secondo turno ai voti del primo turno, posto che solo questi ultimi determinano la rappresentanza effettiva della volontà degli elettori espressa con il voto alle liste ed ai candidati Sindaci nel medesimo turno’.
 
Intanto il Presidente del Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce ha già fissato la data di udienza per la giornata del prossimo 11 ottobre 2017 ed assegnando a sé medesimo come relatore la istruzione del ricorso.
 
"È una ulteriore dimostrazione – ha commentato l’Avv. Pietro Quinto – della tempestività della Giustizia Amministrativa avuto riguardo anche alla sospensione dei termini per il periodo feriale".



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